Orecchio, intonazione e tanta passione di Franco Fantechi

Annuario 2011

Parlare del proprio Coro è nello stesso tempo facile e difficile. Per la prima opzione, quella facile, non c’è molto da aggiungere, a meno che non si scriva tanto per far tardi e riempire righe. Per la seconda invece le cose si complicano un pò! Pare strano ma parlarne dal di dentro non è facile, forse per la ragione che si rischia di parlarsi addosso: non sempre è semplice a meno che non si abbia voglia di specchiar visi nello scritto. E non è questo il caso. Ma di parlarne ne avrei voglia. Proviamo.

 Intanto perché parlare di un Coro, anzi perché in questo caso “del Coro”, di questo Coro? Non è secondario lo scopo che anzi sembra il più ovvio: farlo conoscere di più e meglio. Non solo nel senso di ascoltarlo: è importante, ma riduttivo. Farlo conoscere parlando dei suoi scopi, delle motivazioni e sensazioni che lo pervadono e lo animano; trasmettere le pulsioni che arrivano e partono, che aleggiano proprio nel mentre il Coro si esibisce: mentre “canta”! Si badi bene: non è la civetteria quella che anima i coristi a prendere parte ai Concerti che vengono richiesti. Sicuramente è piacevole e appagante, a fronte dei molti sacrifici che vengono profusi nel corso delle settimane che prevedono la presenza a due prove. L’appagamento maggiore e più – come dire – nascosto è la gioia di cantare. Non soltanto cantare, ma cantare insieme agli altri, carpire il segreto dell’ispirazione dell’Autore attraverso la sua Musica; ascoltare e comprendere gli accordi, capire, “sentire” e valutare il tuo apporto al risultato, quanto questo “vale” ai fini di quello finale. E dopo avere assimilato l’intenzione dell’Autore restituirgli con la voce il suo desiderata. Uno degli sforzi del Maestro è proprio questo: spiegare e fare entrare ogni corista ”nel” brano da imparare prima ed eseguire poi. Non sempre però questo sforzo, pur significativo e determinante, è ripagato immediatamente. Capita a volte che il risultato esca dopo qualche tempo e resti valido per sempre. Percepire dunque se e quanto il tuo sforzo è calibrato in quello della tua Sezione in primis, ma anche in rapporto alle altre; quanto questo vale in rapporto al risultato complessivo, Io canto nella Sezione Baritoni, la più bistrattata dalle altre, spesso a torto. Anzi quasi sempre. Siamo in 13 (ma non c’è il traditore!). Voglio dire che il giusto apporto di ogni baritono deve essere né più e né meno che 1/13 e che tutta la Sezione, così come tutte le altre, deve contribuire solo per ¼ al volume sonoro del Coro. Solo così il Coro (ogni Coro) riesce a rendere il massimo della sua potenzialità.

Molte volte capita di mettere a fuoco – per la prossima occasione – che quel determinato passaggio l’hai cantato troppo piano o forte, non hai modulato come dovevi, oppure che hai lasciato la nota un pò prima del dovuto, troncando la frase musicale. E devi subire lo sguardo del Maestro: in genere un’occhiataccia che ti fulmina ma che ti sprona anche. Che t’interroga: “ma dov’eri alla prova generale? Dormivi?”. Ti senti gelare, ma riconoscendo la ragione … Eccolo, lo sprone … Fra noi c’è uno dei Veterani che cantano da 40 anni, da quando il Coro è stato fondato. Anzi, loro stessi sono fra i Fondatori. Come nelle altre Sezioni ci sono varie e differenti sensibilità e predisposizioni. Senza con ciò farne una disquisizione tecnico-artistica è evidente che 13 componenti così assortiti quali siamo, cantano – se non 13 – in diversi modi. Quando il Maestro, però, dice: “Bravi Baritoni” è un complimento tutto guadagnato, perché siamo capaci di sbagliare fino alla sbracatura, ma quando siamo in vena, non c’è altra Sezione che tenga!

La compattezza e bravura del Coro, di ogni Coro, la si misura in Concerto. Sembra impossibile, ma la presenza del pubblico catalizza tutte le potenzialità di ogni corista e lo fa esprimere al meglio mentre sprigiona tutta l’adrenalina accumulata. Specialmente in certi luoghi dove c’è buona – meglio se ottima – acustica; dove ci si sente l’un con l’altro: dove, appunto, si apprezza la voce e l’apporto degli altri coristi e Sezioni e capisci quanto importante ai fini armonici diventa il tuo contributo. Molti Concerti hanno luogo nelle Chiese, alcune delle quali antiche e bellissime (una per tutte la Pieve di S. Maria Assunta a Montemignaio, fondata da Matilde di Canossa). Queste occasioni ripagano tutti gli sforzi per imparare a eseguire bene i brani. La moneta immediata sono gli applausi del pubblico: quando non sono solo di cortesia lo si capisce al volo. Mi convinco sempre di più che per cantare bene un brano nella propria Sezione e dunque dare il giusto apporto al Coro, sia necessario conoscere le parti delle altre Sezioni. Intanto hai da subito il godimento migliore del brano da eseguire, dopo, quando senti il canto che già conosci delle altre Sezioni, … non si descrive con le parole: bisogna esserci! Spesso, nella fase di apprendimento (quasi 12 mesi, di cui una parte di solo ascolto), a casa del Maestro insieme ad altri 2 colleghi, si sono fatti esercitazioni di armonia sugli accordi che ci proponeva: una nota e ognuno a cercarne una, sopra o sotto, che stesse in armonia con questa. Oltre all’esercizio è stata una bella esperienza, appagante per l’orecchio e lo spirito.

Mi sono deciso tardi a entrare nel Coro. Ed ho avuto la fortuna di essere accettato: all’età di 68 anni … Ma c’è l’orecchio, l’intonazione, necessaria sensibilità e la tanta, tantissima passione che ho fin da ragazzo. Quando frequentavo le scuole elementari, cantavo nel Coro della “Giotto”; da giovanotto in quello della Parrocchia: don Renzo mi inculcò l’amore per la musica e il canto che pure era già abbondante. Anche in quel caso cantare a 3 voci miste o in “gregoriano” dava gioia e soddisfazioni. Spesso, all’Organo, ci accompagnava uno dei miti della musicalità fiorentina: don Sessa, compagno di Seminario del mio vecchio Priore e maestro del nostro Direttore. L’esperienza di adesso è su di un altro piano: la ricerca dei Canti che nel tempo il Coro ha svolto; l’emozione delle prime prove che “saggiano” il gradimento del brano presso i coristi. Chissà perché “La porti un bacione a Firenze” nicchia da anni e non viene avanti, mentre “Varda che vien matino” e “Maria lassù” li abbiamo imparati in una serata! Certo, con l’approssimazione intuibile, ma le note e la struttura? Tutte! Un Canto se non emoziona non viene bene. Se non parla al cuore e allo spirito non verrà mai bene! Con tutti il rispetto per gli Autori e Armonizzatori dei brani, per così dire “meno apprezzati”! In occasione della trasferta per andare ospiti del Coro del CAI di Frosinone mettemmo su “O Dio del cielo” in autobus tanto piacque a colpo.

Nel corso del 2010 il Coro è stato invitato ad alcune manifestazioni del CAI, Sezioni di Firenze e Siena. Credo che in questi 2 eventi il Coro si sia espresso al meglio, come cantando in casa! Nelle occasioni di trasferte, quando il Coro è andato ospite, è anche stato orgoglioso di essere il “rappresentante” canoro della Sezione fiorentina.

 

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