L'ingresso geometrico della grotta numero TLU 166, non vedeva il passaggio dell'uomo da almeno 40 anni.

Buggine ritrovata di Lorenzo Cipriani

L’ uomo si è evoluto, non viviamo più nelle caverne da qualche lustro, chi vi spinge ad andare sottoterra prima del tempo? Lo fate per ripicca?

Per sport? Forse masochismo?

Questa la tipica reazione di parenti e conoscenti durante la cena, quando la conversazione decide di virare verso le attività del fine settimana appena passato.

La risposta più adatta solitamente è una rassegnata risata, seguita da un’osservazione sulla saporita portata in tavola; non può bastare il tempo di una semplice cena a spiegare il significato dell’esplorazione speleologica, per di più se si è già al secondo.

Tra le moltitudini di attività che ci troviamo ad affrontare, sia dal punto di vista scientifico sia da quello esplorativo, ve ne sono alcune che all’apparenza possono sembrare più noiose e semplici, come il riposizionamento su carta di alcune grotte, che in realtà celano le più inaspettate sorprese.

Qualche mese fa ci siamo presi la briga di ricercare una piccola grotta nella zona a nord di Pruno, nel comune di Serravezza, che era stata «perduta». La sua posizione annotata sul «catasto grotte» infatti risaliva ad una quarantina di anni fa quando le tecniche di rilevamento avevano un’imprecisione di una cinquantina di metri, una bella incertezza se si deve trovare un’entrata larga pochi centimetri in un fitto bosco di acacie. Inoltre alcuni smottamenti ed il dirottamento del fiume in seguito ad una frana avevano scombussolato tutti i punti di riferimento, rendendo impossibile l’identificazione dell’ingresso.

La prima e la seconda spedizione di svariate ore purtroppo non produssero risultati, facendoci perdere la speranza e la voglia di rivedere tale anfratto.

Fortunatamente però, in seguito ad un fortunato incontro con un gentile abitante del paese adiacente che aveva frequentato la grotta in gioventù e che ricordava a grandi linee la sua posizione, siamo stati introdotti alla Comunità di Pruno che in sinergia con l’Unione dei Comuni della Versilia si sono attivati per ripulire tutti i sentieri nella zona interessata, rendendoci possibile dopo un’ulteriore estenuante giornata di ricerche, il ritrovamento della Grotta del Buggine.

Una volta entrati al suo interno, dopo che l’emozione iniziale va placandosi lasciando spazio all’occhio attento del curioso speleologo, nell’ambiente incontaminato si apre una vasta camera contenente una numerosa colonia di Salamandre (Spelomantes) e decine di piccoli Isopodi, crostacei tipici di questo umido ambiente ipogeo. Questione di pochi giorni e ci mettiamo subito in contatto con alcuni ricercatori della Specola di Firenze, i quali sapevamo essere interessati al campionamento di alcuni esemplari per studi inerenti la provenienza di un particolare ceppo di Isopodi (Spelaeonethes Mancinii), una specie endemica che si trova dalla Liguria orientale alla Toscana settentrionale, probabilmente originatasi proprio nella zona della grotta del Bucine, da tempo ricercata anche dal team di biologi.

Per adesso la storia si ferma qui, in attesa dell’imminente spedizione di campionamento che porterà chissà quali altre sorprese, celate nel buio di questo piccolo anfratto.

Questo è solo un piccolo esempio di quanto l’attività speleologica possa essere variegata e quante sorprese possano nascondersi in un luogo tanto ostile quanto affascinante come il mondo ipogeo.

Ringraziamo L’unione dei Comuni della Versilia, l’ing. Vettori Francesco ed il Dr. Di Nardo Domenico per l’approntamento della squadra di operatori forestali, il nostro amico Aniceto ed il Professor Taiti Stefano della Specola di Firenze.

 

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