elenco dei primi presidenti

La crisi del 1871-1872: l’anno con un Presidente a Torino di Marco Bastogi

La nascente Sede del C.A.I. a Firenze conta 59 iscritti che diventeranno 88 con la fine del 1869. Il trasferimento della capitale e di molti soci metterà in crisi l’esistenza della Sede; con le dimissioni di Cocchi mancherà una figura di spicco. Sarà nominato un presidente a Torino.

Nel 1871, dopo poco più di due anni dalla costituzione della Sede Fiorentina del Club Alpino, il Prof. Igino Cocchi eletto Presidente con il primo Direttivo il 15 febbraio 1869, lascia il suo incarico. I motivi di ciò sono da ricercare nell’impegno pressante che il progetto cartografico geologico nazionale affidatogli dal Governo, necessitava. Era diventato imprescindibile procedere con il riordinamento della collezione di paleontologia del Museo fiorentino di Fisica e Storia Naturale ed urgente la pubblicazione dei cataloghi della collezione centrale di paleontologia. Per dovere di cronaca dobbiamo dire che fu realizzato e stampato soltanto il primo catalogo, quello relativo a «La raccolta degli oggetti dei così detti tempi preistorici», al quale, purtroppo, non ne seguirono altri perché due anni più tardi, nel 1873, per le forti ostilità sia in ambito scientifico che politico (anche da parte di Quintino Sella), Igino Cocchi sarà costretto ad abbandonare la direzione del progetto per una Cartografia Geologica nazionale da lui fortemente voluto e sostenuto ed addirittura si ritirerà dall’insegnamento universitario, amareggiato per la scarsa dignità mostrata dell’istituzione scientifica italiana.

Con le dimissioni del Prof. Igino Cocchi da presidente della Sede di Firenze, si presenta il problema della sostituzione. In quel tempo, lo Statuto, all’art. 7, prevedeva che la Direzione fosse costituita da 9 Direttori tra cui un Presidente, un vice presidente, 5 consiglieri, un segretario ed un cassiere; la direzione doveva essere «nominata per intero ogni anno in adunanza generale» ed al più tardi nel mese di marzo (art.11).

Evidentemente il comprensibile scompiglio causato dallo spostamento della Capitale a Roma con i molti soci e membri della Direzione che dovevano trasferirsi, causò un forte rallentamento dell’attività del Club ed anche l’Assemblea Ordinaria Generale dei soci in Torino, dopo l’11 febbraio 1969 si riunì nuovamente soltanto il 27 aprile 1871.

Tra i membri della Sede fiorentina, iscrittisi dopo la storica riunione del 1 luglio 1868, appare il nome di un medico piemontese: il Dott. David Napoleone Monnet, chirurgo e filantropo; sarà lui a rappresentare presso la Direzione centrale di Torino, in veste di Presidente, la sede di Firenze.

La stampa sociale lo identifica Presidente della sede fiorentina tra il 1 luglio 1872 ed il 26 aprile 1873, un periodo di dieci mesi del quale a Firenze se ne è perso memoria, non se ne parla neppure nel nostro volume del centenario (C.A.I. Sezione Fiorentina 1868-1963).

Con la prima designazione del 15 febbraio 1869, assieme al Prof. Igino Cocchi, eletto Presidente, risultano eletti alla direzione della Sede fiorentina il vice presidente Richard Henry Budden, i direttori Ing. Felice Giordano, Ing. Antonio Fabri, il banchiere Sebastiano Fenzi, il Colonnello brigadiere Ezio De Vecchi, l’Ing. Carlo Giorgini deputato del Regno e imprenditore del marmo, il segretario Giovan Battista Rimini, topografo ed il Cassiere Giuseppe Peyron, noto negoziante in Firenze.

Con le dimissioni di Cocchi, spetterà al vice presidente Richard Henry Budden guidare le attività e tenere alto l’onore della Sede fiorentina in quel difficile momento, ma da Torino la Presidenza della Sede viene affidata a David Napoleone Monnet.

Ma chi era questo David Napoleone Monnet divenuto improvvisamente Presidente della nostra Sede e del quale nel nostro archivio non abbiamo notizia alcuna?

David Napoleone Alexandre Monnet era il quarto degli otto figli del Pastore della chiesa Valdese Giovanni David Monnet.

Nacque il 5 agosto 1808 a Prali in val Germanasca, un piccolo paese ai piedi delle Alpi Cozie in provincia di Torino che lega la sua storia alle vicende del movimento Valdese. Suo padre a quel tempo faceva il pastore Prali e voleva che anche Napoleone intraprendesse il suo ministero pastorale così che lo mandò a studiare teologia a Losanna.

Giudicato di salute troppo fragile, non adatto per diventare un ministro di culto, intraprese gli studi di medicina spostandosi tra la Svizzera (Aarau) e la Francia (Strasburgo e Montpellier) dove si laureò nell’aprile del 1833. L’anno seguente conseguì l’abilitazione all’Università di Parigi e fu nominato membro titolare della Société Chirurgicale d’Emulation di Montpellier.

Dopo due anni di lavoro nelle valli Valdesi, fu costretto all’esilio trasferendosi in Francia poiché le leggi Sabaude proibivano ai valdesi di esercitare professioni liberali. Acquisita la naturalizzazione francese, potette esercitare la professione medica in Francia.

Nel 1837 si sposò a Montpellier con Séraphie Carrière ed ebbe una figlia, purtroppo la moglie morì poco tempo dopo così che decise di intraprendere un lungo viaggio in Italia, affidando la figlia ai fratelli residenti a Pinerolo affinché la educassero in famiglia.

Nel 1842 fu insignito dal Ministero dell’Agricoltura e dell’Industria francese della medaglia d’argento per la sua attività in favore della vaccinazione.

Con l’editto di Carlo Alberto del 1848 che concedeva i diritti civili e politici ai valdesi, riuscì a far riconoscere i suoi titoli di studio all’Università di Torino e si stabilì a Pinerolo diventando il primo medico valdese ad esercitare la professione al di fuori dei confini delle Valli.

Si sposò una seconda volta nel 1857 con l’inglese Helen Walker, trasferendosi poi a Torino come medico dell’Ambasciata di Francia e delle Società di beneficenza della colonia francese. Prestò il suo servizio anche presso gli ospedali militari nel 1858, in occasione della seconda guerra d’indipendenza e questo gli valse la croce di cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro nel 1862.

Nel 1870, purtroppo, anche la sua seconda moglie morì, così che nel 1878, si trasferì a Firenze presso una parente della nipote (Fanny Martin) che risiedeva in Palazzo Salviati; i due si dedicarono a numerose attività rivolte ad aiutare il prossimo. Nel 1883 sarà onorato della Legion d’Onore per i meriti acquisiti verso la comunità francese fiorentina.

Alla morte di Martin (1898) tornò a Pinerolo dove visse gli ultimi anni della sua vita con il nipote Enrico Monnet. Alla sua morte nel 1902, sopravvenuta all’età di novantatré anni, per sua volontà fu sepolto a Firenze presso il cimitero evangelico «agli Allori».

Nel corso della sua vita Monnet si impegnò in diverse opere a carattere benefico: fu uno dei fondatori dell’orfanotrofio di Crest (Dipartimento della Drôme) e dell’Orfanotrofio femminile di Torre Pellice, dell’Asilo dei Vecchi di San Germano Chisone e del Rifugio Re Carlo Alberto di Luserna San Giovanni, nonché dell’Ospedale civile di Perosa Argentina e dell’Istituto Comandi per l’infanzia abbandonata di Firenze.

L’occasione di conoscere Quintino Sella si presentò con la prima riunione straordinaria della Società Italiana di Scienze Naturali ospitata a Biella nei giorni tra il 3 – 6 settembre 1864 in cui Monnet accompagnò un suo nipote: Edoardo Rostan, medico e noto botanico che ne era divenuto membro da appena un anno. Aderirà al Club Alpino e sarà socio della Sede fiorentina nell’anno della sua fondazione; successivamente diventerà socio a Torino e continuerà ad esserlo anche quando si trasferirà a Firenze nel 1878.

Da una breve annotazione scritta su un documento di archivio del C.A.I. Firenze (una brutta copia), sembra di capire che fu proprio Budden che ben conosceva il Dott. Monnet, ad indurlo ad accettare l’incarico di Presidente per rappresentare Firenze alle adunanze della Direzione Centrale del Club a Torino, dallo stesso documento si evince che G. B. Rimini propose per il medesimo incarico, l’ing. Tommaso Agudio (l’inventore e costruttore della ferrovia funicolare di Superga).

Nel primo anno di vita del Club a Firenze le riunioni avvenivano presso la sede dalla Società Geografica Italiana al Ministero di Pubblica Istruzione in piazza San Firenze, nel complesso di San Filippo Neri (ex tribunale), ma nel 1870, causa il trasferimento della Società Geografica a Roma, questa opportunità venne meno e come sede provvisoria si dovette utilizzare l’abitazione del Segretario Giovan Battista Rimini in piazza de Giuochi, 2 a Firenze.

Nel 1872, la sede trovò collocazione in una stanza dell’ex Ministero dell’Agricoltura in via della Scala, 22 e finalmente, con l’inizio del 1873 la Sezione potrà vantare una sede prestigiosa in palazzo Spini Feroni, in via Tornabuoni e questo grazie all’intercessione di Ubaldino Peruzzi socio del C.A.I. e Sindaco di Firenze, ma soprattutto della moglie Emilia Toscanelli alla quale si era rivolto Rimini con una lettera del 10 gennaio 1872, affinché sollecitasse il marito sindaco, preoccupato per la mancanza di una sede per il Club.

La riforma dello Statuto del Club iniziata in Sede centrale da maggio del 1872, portò all’approvazione di un nuovo ordinamento con l’Assemblea Generale del 10 maggio 1873. Per la prima volta il Club si configura come una struttura articolata composta da una Sede centrale in Torino ed un numero indeterminato di Sezioni tra le quali quella di Firenze.

Il C.A.I. a Firenze, tra la fine del 1870 e l’inizio del 1873, ha conosciuto un momento di forte declino per i molti i soci e direttori che si sono trasferiti con la capitale a Roma e per la mancanza di una figura dotata di grande ascendente che in quel momento potesse accettare la Presidenza.

Budden nel suo discorso all’adunanza dei soci del 26 aprile 1873 parla chiaramente dei problemi sopravvenuti dopo le dimissioni del Prof. Cocchi da Presidente e riferisce sulla sua buona volontà assieme a quella dei membri del direttivo rimasti in carica, nel cercare di far «progredire» in questo periodo la Sezione anche senza la disponibilità e l’aiuto efficace di persone influenti a livello politico. Sollecita così i presenti all’adunanza affinché si decidano a nominare un nuovo Presidente ed altri Direttori capaci di portare avanti l’Associazione.

Pur rinnovando il suo costante apporto per il bene della Sezione, Budden si manifesta non disponibile ad assumere la Presidenza dovendosi assentare per qualche mese da Firenze per affari personali.

All’adunanza del 26 aprile 1873 alla Sezione risultano iscritti 70 soci; il periodo critico del «dopo capitale» sembra essere superato. Nel corso di questa importante assemblea, verrà eletta una nuova Direzione, questa volta con un Presidente locale: l’industriale della manifattura delle porcellane di Doccia, marchese Lorenzo Ginori Lisci. Budden sarà vice presidente con i Direttori: Ing. Felice Giordano, Ing. Antonio Fabri, il banchiere Sebastiano Fenzi, già attivi nel precedente mandato che saranno integrati dal facoltoso pittore Guglielmo Blondel Spence e dal neo iscritto Dott. Emilio Marcucci botanico ed ispettore delle belle arti che sostituiscono Ezio De Vecchi e Carlo Giorgini, probabilmente entrambi dimissionari per doveri di ufficio.

Il segretario sarà sempre e per molti anni ancora, Giovan Battista Rimini, mentre come Cassiere verrà riconfermato Giuseppe Peyron.

Ciò che più conta è che il rischio di uno spostamento della Sede fiorentina a Roma, ventilato da alcuni soci nel periodo della crisi dopo il 1870, non c’è più, anzi per iniziativa di Giuseppe Haimann ex socio fiorentino, il 20 giugno 1873 in un locale messo a disposizione dalla Società Geografica Italiana, sarà fondata la Sezione romana.

Terminata la crisi per il trasferimento della Capitale, la Sezione di Firenze si attiverà per accogliere nuovi soci dalla Regione, per organizzare l’esplorazione alpinistica delle Alpi Apuane, le escursioni nel Casentino, nel Pistoiese e nel Senese. Con il 1873 inizierà anche il fantastico impegno volto allo studio meteorologico dei nostri Appennini con l’istituzione di numerosi osservatori in ambito montano che accresceranno la rete meteorologica italiana già avviata dal C.A.I. alcuni anni prima per le Alpi piemontesi, verranno promossi inoltre numerosi lodevoli interventi di rimboschimento di aree montane appenniniche.

Dobbiamo ancora una volta ringraziare la tenacia del vice presidente R. H. Budden e la sua spiccata capacità di proselitismo aggregativo se la Sede fiorentina è potuta tornare a nuova vita con l’inizio del 1873 riuscendo a superare quel momento critico e poter giungere ai nostri giorni.

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