di Marco Orsenigo

Sciare con “garbata naturalezza”, così F. Maraini definì la tecnica di curvare con gli sci con assorbimento e spinta in avanti dei piedi che Bafile elaborò fin dagli anni 70 del secolo scorso e poi propose al congresso INSA 1986, illustrando la relazione “L’ergonomia, elemento fondamentale della tecnica scialpinistica” che considerava la sua tesi di laurea in sci. (*)
Voglio in questa sede riproporre quella relazione, posto che gli scialpinisti fiorentini, tutti direttamente o indirettamente debitori di Bafile conoscono, almeno dovrebbero conoscere, la tecnica in questione.
Chi era Andrea Bafile?
Bafile nasce a L’Aquila nel 1923. Fra gli anni 40 e 50 del secolo scorso si impone come il più moderno alpinista abruzzese; molte le sue “prime” invernali e non sul Gran Sasso. Sciatore provetto, si dedicò anche allo sci di fondo; partecipò a diverse manifestazioni della Marcialonga fra Val di Fiemme e Val di Fassa.
Ingegnere, trasferitosi nel 1953 a Firenze per ragioni di lavoro, vi resterà fino alla sua scomparsa, tanto da diventare un fiorentino d’adozione, pur restando molto legato alle sue origini abruzzesi. Una volta a Firenze si iscrisse subito nella nostra Sezione, presso cui ha ricoperto sia incarichi tecnici (in organico nella Scuola Piaz, INA nel 1951 e INSA nel 1968), sia istituzionali.
Ad Andrea si deve l’introduzione dello scialpinismo a Firenze, doveroso aggiungere che vi ha trovato un fertile ambiente.
Non è in questa sede che intendo rifare la biografia completa di Bafile. A questo riguardo rinvio al ritratto contenuto nel volume “I 150 anni del CAI a Firenze” (pg. 218 e ss.); quanto al suo curriculum alpinistico si veda S. Pietrostefani, Andrea Bafile, Alpinismo al Gran Sasso d’Italia, in AA. VV., “Omaggio al Gran Sasso” edito da Sezione CAI L’Aquila, L’Aquila, 1975 (ora in CAI Abruzzo.it/…/Andrea Bafile).
Due aspetti mi preme ricordare di Bafile, perché imprescindibili per illustrare la caratura del personaggio.
È stato l’inventore dell’ “ABA” (arrampicare con buona assicurazione), quell’attrezzo conosciuto da tutti come dissipatore. Non volle brevettarlo, perché riteneva che dovesse essere patrimonio degli alpinisti. Oggi sul mercato si trova un’infinita varietà di quel prototipo fatto da una placchetta squadrata di alluminio traforata.
Indimenticabili le serate in sede, nelle quali illustrava la necessità di applicare all’imbracatura l’ “ABA” al fine di garantire l’arresto progressivo della caduta, con tanto di dimostrazione pratica con l’omino di carta che, volando senza “ABA”, si deformava.

L’altro aspetto che voglio ricordare e la profonda cultura, unita a una capacità comunicativa non comune. Bafile non è stato soltanto un grande alpinista a tutto tondo, pure un grande divulgatore.
Bafile cita Thoeni, ma quest’ultimo non è stato l’unico ad adottare la tecnica di assorbimento in gare di slalom negli anni 70 del XX secolo; anche Jean Noel Augert (foto) e Patrick Russel (foto) hanno fatto ricorso a questa tecnica per curvare.
Per quanto concerne lo scialpino agonistico la curva in assorbimento ha perso la sua utilità con l’introduzione nelle gare di slalom dei pali snodati e poi con l’avvento degli sci sciancrati (carver), con i quali è stata introdotta la c.d. curva condotta.

Le nuove mode sono una delle molle del mercato e consentono di fare ottimi affari; così da un giorno all’altro gli sci diritti sono diventati un oggetto di cui disfarsi il più in fretta possibile per correre ad acquistare i nuovi sci corti e sciancrati, tuttavia l’introduzione di questi sci ha prodotto alcuni effetti negativi.
Bafile diceva che la neve dev’essere interpretata. Con i moderni sci invece si è perso la fantasia nello sciare, perché la curva condotta, ove la si voglia eseguire correttamente, impone sempre lo stesso raggio di curvatura, le piste devono essere delle tavole da biliardo per consentire una discesa veloce. La neve molle e le gobbe sono aborrite dal moderno sciatore.
Con l’aumento della velocità in discesa è aumentato il pericolo di incidenti, tanto è vero che il Legislatore ha avvertito l’esigenza di promulgare prima la L. 24 dicembre 2003 n. 363 poi il D. Legis. 28 febbraio 2021 n. 40, in tema di regole di condotta in pista, mutuando taluni principi del codice della strada.
Le mode portano spesso a degli eccessi, fino a cadere nel ridicolo. Così si è sostenuto che pure in fuori pista si può “condurre” la curva, sennonché la curva condotta richiede neve dura e presa di spigolo e – come si è detto – la sciancratura fa sentire tanto più i suoi effetti, quanto maggiore è la velocità; invece fuori pista su nevi fresche tre sono le priorità: tenere gli sci piatti, farli galleggiare e moderare la velocità, posto che si scia su terreno insidioso. Se poi col termine conduzione il pensiero va a curvoni ad ampio raggio, allora basta intendersi sulle parole.
La tesi esposta da Bafile nella relazione del 1986 non incontrò il favore dei congressisti e la tecnica di curva con assorbimento non ha mai avuto ingresso nel Manuale di Scialpinismo del CAI; d’altra parte è nota l’ottusa resistenza nell’ambito centrale del Sodalizio alle innovazioni tecniche (**)
Di sicuro la curva con assorbimento propugnata da Bafile resta una tecnica che nel bagaglio del buon scialpinista non può mancare, peraltro utile anche in pista, laddove non sia un tavolo da biliardo.
————–
(*) Maraini scrisse al riguardo “Recensione al testo Sci Fuori Pista del 1977 di Andrea Bafile” (ora in I 150 anni del Club Alpino a Firenze).
(**) Per un confronto fra curva con tecnica FISI e curva con tecnica con assorbimento e spinta in avanti dei piedi si può vedere il mio articolo su “Alpinismo Fiorentino”, Annuario 1999.

(coll. Sezione)

del Sestaione nel 1987 (foto N. Baldi)
link a Ristampa anastatica Relazione AB