di Leandro Benincasi e Daniela Serafini

Giancarlo purtroppo ci ha lasciati alla fine di agosto; la passione per la montagna e l’appartenenza al Cai lo hanno accompagnato fin da quando giovanissimo si iscrisse alla nostra Sezione. Seguì dapprima un Corso di Speleologia, poi un corso di Alpinismo e in breve tempo, date le sue capacità e predisposizione per questa disciplina divenne Istruttore sezionale della Scuola “Tita Piaz” della Sezione.
Alla fine degli anni ’60 divenne reggente della Sottosezione Sucai e fra le tante attività che la Sottosezione si impegnò a portare avanti ci furono: la partecipazione alla spedizione leggera extraeuropea al Monte Ararat e l’intenzione di costituire un coro della Sezione. Giancarlo fu infatti uno dei promotori del Coro Sucai, divenuto poi Coro La Martinella sotto la direzione di Claudio Malcapi.
Gli impegni di lavoro lo videro per molti anni all’estero, nei paesi extraeuropei, dove continuò a coltivare la sua passione per la montagna e la fotografia. Quando rientrò in Italia all’inizio degli anni 2000 riprese la frequentazione della Sezione e dei Gruppi Escursionistico e Alpinistico.
GIANCARLO ALPINISTA
Due parole su Giancarlo alpinista. Chiariamo subito una cosa: Giancarlo è stato un forte alpinista, contribuendo notevolmente alla costituzione di quel nucleo di giovani alpinisti che si formò negli anni ’60 all’interno della nostra Sezione. Per maggiore chiarezza voglio riferirmi precisamente a quel lontano periodo storico, quello nel quale l’attività alpinistica aveva connotati totalmente diversi da quelli poi sviluppati in seguito. Connotati che potrebbero essere sintetizzati nell’appellativo di “alpinismo eroico”, fatto di scarsa attrezzatura tecnica, di scarponi primitivi, di chiodi e martello, di corde a trefoli e di qualche staffa. In quel campo Giancarlo era un campioncino, con grandi potenzialità di sviluppo.
In quegli anni di iniziazione, Giancarlo è stato mio maestro, essendo decisamente più forte di me. Ma Giancarlo non è stato soltanto mio compagno di cordata e di avventura. È stato soprattutto un mio grande amico. Ci conoscevamo fin dalla Scuola per Geometri, che avevamo frequentato insieme. Proprio in quegli anni avevamo cominciato ad appassionarci alla montagna, dapprima con la sola immaginazione, con i sogni, poi in maniera concreta, facendo qualche tentativo di arrampicata presso le nostre cave di roccia cittadine. Nel 1965 Giancarlo frequentò il Corso di Alpinismo, mettendosi subito in luce per le sue spiccate doti tecniche. Prova ne sia l’immediata attenzione mostrata da Mario Verin, che lo scelse subito come compagno di cordata per un paio di imprese alpinistiche: l’apertura di due vie nuove di 6° grado, la prima al Procinto, per un itinerario che oggi ha preso il nome di “Olivolì Olivolà”, la seconda sul torrione a destra del pilastrino di Fociomboli, al Corchia. Ovviamente fu subito “arruolato” nella Scuola di Alpinismo Tita Piaz in qualità di istruttore, andando a formare una nuova schiera di giovani istruttori che darà il cambio ideale e pratico alla precedente illustre generazione.

Erano anni quelli di un alpinismo ancora “eroico”, come già accennato in precedenza. Il Procinto stesso, oggi considerato poco più di una palestra, era abbastanza isolato e poco frequentato: montagna insomma. Il Pizzo d’Uccello, con la sua maestosa parete nord, era ancor più solitario e ammantato di mistero, vero terreno di avventura. Quando, nel 1967, vi andammo per salire la via Oppio – Colnaghi, affrontammo la parete con le scarse conoscenze a quei tempi disponibili. Nonostante ciò Giancarlo, che tirò da primo la via, non sbagliò itinerario neanche di un metro, dimostrando le sue grandi capacità di orientamento anche su grandi pareti.
Giancarlo amava le grandi vie classiche, nelle quali prevale l’aspetto avventuroso su quello della pura difficoltà, cioè quelle salite che oggi potremmo definire “d’ambiente”, come dimostrò nelle salite effettuate nel 1967 nel gruppo del Bernina, soprattutto con la salita della cresta ovest del Piz Roseg, una cresta con uno sviluppo di quasi 1000 metri, su terreno prevalentemente roccioso con alcuni tratti di misto.
In seguito parteciperà alla spedizione extraeuropea sull’Ararat (la prima spedizione di tal genere organizzata dalla nostra Sezione) che lo porterà sulla cima insieme ai suoi compagni di avventura.
Gli anni successivi vedranno Giancarlo impegnato in importanti lavori fuori dai confini nazionali, che lo allontaneranno per molto tempo dall’attività alpinistica.
Concludo queste note su Giancarlo invitando tutti noi a ricordarlo come un nostro importante consocio, come prezioso patrimonio della nostra Sezione.

Nel 2010 è stato coinvolto da noi dello Sci Cai per l’organizzazione della celebrazione per i 100 anni di costituzione del Gruppo. L’idea che ebbe Giancarlo fu quella di organizzare una mostra fotografica con foto storiche che narrassero la storia dei 100 anni di sci della Sezione. La mostra ebbe un grande successo e fu portata in varie località della Toscana. Giancarlo si dedicò moltissimo alla ricerca delle foto antiche e al loro restauro prima della stampa e creazione dei pannelli. Venne fuori un bellissimo lavoro che ha dato luogo anche al catalogo.
In questo periodo Giancarlo entrò nel Consiglio Direttivo del Gruppo Sci Cai, divenendo uno dei punti di riferimento per l’attività invernale ed estiva.
Data la sua disponibilità a collaborare ai progetti della Sezione, il Cai regionale, nel 2013, nell’ambito della celebrazione per i 150 anni di fondazione, ci affidò il compito di preparare una mostra che narrasse la storia del sodalizio e illustrasse l’attività di tutte le sezioni del Cai in Toscana. La mostra inaugurata presso le Leopoldine ad aprile 2013 riscosse molto successo tanto che tutte le sezioni della Toscana, in quell’anno, vollero ospitarla presso la propria sede.

l 23 Ottobre scorso il Gruppo Sci Cai ha effettuato la consueta passeggiata d’autunno, questa volta a Poggio Pratone. E’ stata la prima uscita ufficiale del Gruppo dopo la scomparsa di Giancarlo; Poggio Pratone infatti, località vicina a casa, era una meta che Giancarlo avrebbe voluto proporre proprio quest’anno. Non è stato possibile farlo insieme e allora, quando siamo arrivati sulla cima di Poggio Pratone, abbiamo scattato una foto ricordo e abbiamo dedicato un saluto al nostro caro amico scomparso troppo presto… Avremmo infatti voluto condividere con lui ancora tanti progetti, tante uscite, tante occasioni per stare insieme.
Il miglior modo per ricordarlo è continuare a fare le cose che lui avrebbe voluto portare avanti.
