testo e foto di Ejona Boci e Chiara Niccoli
Giugno 2023, Ejona e Chiara partono per la loro prima via classica insieme, il primo spigolo alla Tofana di Rosez, aperta nel 1946 da Albino Alverà e Ugo Pompanin.
Cosa c’è di speciale? Niente, per gli altri. Per loro invece è un fatto specialissimo.

Infatti hanno pianificato questo fine settimana già da un anno; hanno pensato a tutto: hanno guardato tutti i meteo del mondo, preso tutte le guide, friend, dadi, cordini, martelli, santini e rosari presenti nelle case dei ragazzi, amici e fratelli, comprato un furgone appositamente (più o meno) per il miglior sonno ristoratore, anche se il furgone non passa dalla sbarra per il rifugio Dibona, quindi viva le sveglie assassine e gli avvicinamenti su asfalto.

Insomma, è già tutto deciso.
Partono che Ejona si scorda le mezze a casa.
Ejona è quella vestita di rosa, sempre. E quella che si scorda tutto, sempre.
Chiara è quella vestita di turchese, sempre. E quella che rimedia alle dimenticanze di Ejona, ma le vuole bene lo stesso, quasi sempre.
Tratta Firenze – Passo Falzarego fatto in 5/6 ore tra svariate fermate agli autogrill alla ricerca di acqua per il cucinotto, sudori freddi di Ejona che cerca di guidare il furgone di Chiara, noccioline super salate e chiacchere allo sfinimento.
Finalmente al fresco, mangiano un bel piatto di pasta al sugo e poi filate a dormire nel comodissimo furgone, che per completezza diciamo che ha un nome pure lui: Anacleto.
Il letto di Anacleto è comodissimo ma la mente è dura da convincere: una notte di pensieri ha reso il sonno tutto tranne che ristoratore, tra momenti di eccitazione e puro terrore.
“…Ciao mamma, ti ho voluto bene, spargetemi in mare e donate i miei organi…”
“…Dai però, fai il 7b, ci passerai su un quinto senza ucciderti?…”
“…Com’era quella sosta su tre punti che avevo visto su youtube?…”
“…Mamma che bicipite possente che ho, spigolo arriviamoooo…”
“…Se il tin tin tin è squillante allora è entrato giusto…”
Menomale che la notte è breve e le 4.30 del mattino arrivano molto presto. Colazione dei campioni, zaino in spalla e alle 5.30 partenza dalla strada direzione rifugio e poi oltre verso lo spigolo. Nessuno che abbia dato loro un passaggio (grazie, buoni di cuore proprio).

Arrivate all’attacco, quattro paia di occhi incuriositi le aspettano, già legati e in partenza. Forse le tute da power rangers in rosa e turchese hanno fatto fare un bel tuffo nel passato a questi signori, che per la cronaca non si erano presentati affatto in giacca e cravatta (quindi che avranno avuto da guardare?).
Viste le occhiatacce, le power rangers decidono di assumere un atteggiamento un po’ scocciato: ma voi proprio questa via dovete fare eh?
Peccato che non tengono di conto che non sono in compagnia dei loro forzutissimi maschi alfa, veloci, guizzanti e preparatissimi istruttori regionali CAI, ma sono solo loro due: tenere aspiranti istruttrici, con la loro giusta e parca dose di esperienza in ambiente, rigorosamente sempre accompagnate.
Infatti in due tiri e mezzo di corda i signori curiosi si sono volatilizzati (potevamo risparmiare energie preziose).

La via procede liscia, tra le cordate davanti che si dileguano e il tappo che facciamo alla cordata dietro che intanto ci ha raggiunto. Ejona e Chiara si capiscono al volo, non esitano e fanno il loro dovere. In via come nella vita, sincronizzano i pensieri, e arrivano in cima.
La cima sa di vittoria, di potere, di responsabilità e sa anche tanto di amicizia. Che senso ha arrivare in cima alle montagne se quando ci arrivi ti fa un po’ senso abbracciare il tuo compagno, o bere dalla stessa bottiglia o mangiare la stessa barretta?
Ejona e Chiara si conoscono dalle superiori: hanno fatto sempre tutto insieme e pure a scalare hanno iniziato insieme. E’ iniziato così questo viaggio, pieno di novità, di paure, di set di arrampicata comprati su Oliunid, di scarpette della Simond e pomeriggi di luglio sotto il sole ardente di Monsummano, legate ai sommi capi della stessa corda.
Poi hanno trovato due compagni che le hanno prese per mano e hanno insegnato loro tutto sull’arrampicata e sulla montagna.
Adesso Ejona e Chiara sono pronte per affrontare tutte le avventure insieme, senza accompagnatori.

Cos’ha di speciale questo racconto? Niente, per gli altri. Ma per noi, Ejona e Chiara, è specialissimo.
Perché parla di paure, quelle che hanno in molti prima di spiccare il volo; parla di libertà, quella di capire quando è il momento e quando non lo è e di decidere per sé stessi; parla di felicità, quella del riuscire e realizzare dei piccoli grandi sogni; infine parla anche di amicizia, quella che quando ti leghi ai capi delle corde ti senti in cassaforte, e abbassi la testa alle soste;
Noi sappiamo, e un po’ speriamo anche, di raccontare la storia di molte/i, ognuna specialissima a modo suo.