“Borghi apuani, le frazioni di Camaiore” di Sergio Cecchi

Annuario 2008

Perdonerete se torno su un argomento già trattato pochi mesi fa; infatti, avevo scritto qualcosa sul fiume Versilia, in particolare sulla parte montana del suo corso. Abbiamo dato un’occhiata, noi che di solito  … guardiamo alla «convessità» del territorio e quindi ai crinali e alle vette, alla parte «concava» delle Apuane meridionali, la valli di Azzano, di Stazzema, di Pruno e Cardoso; è stato anche accennato ai borghi collinari che vi si trovano. È vero che noi appassionati, di solito, non degniamo di uno sguardo queste contrade, a malapena ci accorgiamo di esserci pas-sati per andare all’attacco del sentiero; per esempio, avete mai visitato Resceto o Arni? Io credo che abbiamo soltanto parcheggiato l’auto per iniziare a salire … forse ci siamo fermati a bere una birra al ritorno; invece, questa volta facciamo uno sforzo «culturale» e ci guardiamo un po’ intorno. La parte di territorio che vi vorrei sottoporre questa volta è il camaiorese, una zona che tutti conosciamo, in un modo o nell’altro: d’estate o d’inverno, al mare o in montagna, a camminare o al ristorante, tutti ci siamo passati.

Il centro abitato di Camaiore è un borgo esso stesso, in quanto fin dal I secolo a.C. esisteva un villaggio posto sulla strada da Lucca a Luni; questa via sfociava a Capezzano nella via Aemilia Scauri. Il nome deriva da Campus Maior e non da Castrum Maior come vorrebbero alcuni per dimostrare l’origine romana; infatti l’accampamento romano era a Montecastrese, in alto sul Monte Prana. È vero che nel 13° secolo, per la difesa, fu edificato uno steccato con porte e un fossato; mi viene da ridere all’idea di una cittadina circondata da una recinzione in legno, comunque nel 14° secolo edificarono delle vere mura di cinta, poi demolite da una successiva conquista. Ha sempre rappresentato un centro culturale e commerciale di notevole importanza, per la sua posizione geografica di «margine» fra mare e monti. Nel medioevo la Via Francigena Romea passava dal territorio camaiorese: sono presenti tratti di questa via nella zona di Capezzano-Pianore. Camaiore è un comune di oltre 30.000 abitanti, che si estende – per complessivi 85 chilometri quadrati – dal mar Tirreno fino alle vette delle Apuane meridionali. La quota massima è il monte Prana con m 1221, una lunga dorsale verde ( … verde? sì, ma solo in primavera) che domina il territorio, visibile anche dalla piana di Capannori, che termina a sud con il «cupolino» del monte Pedone. Altre cime apuane dei dintorni sono il Matanna e il Nona, sono vette più blasonate, ma che sono fuori dal comune di Camaiore. Il territorio comunale è suddiviso in tre grandi aree: una è la zona montana, la seconda è la valle del capoluogo che va da nord-ovest a sud-est, la terza è la piana di Capezzano e il litorale di Lido di Camaiore, separata dalla precedente dalle colline di Pedona. Sono 25 i paesi che popolano il comune di Camaiore in ogni angolo del territorio; dal livello del mare fino ai 500 metri di altitudine di Gombitelli, che è il paese più alto del comune. Le frazioni In realtà, non vorrei fare un’elencazione pedissequa di tutte le frazioni del comune di Camaiore, però il rischio c’è; io parlerò solo di quei 6 o 7 che conosco un po’. In questo campo, gli esperti sono gli «amici della montagna» di Camaiore, associazione indipendente che vanta una trentina d’anni di anzianità e che opera (quasi come una sezione del CAI) per la divulgazione dell’amore per la montagna e la valorizzazione anche culturale della parte montuosa del territorio.
Cominciamo da Casoli, (m 396 – 7 km da Camaiore), veramente arroccato sul versante destro del torrente Lombricese, sulla sinistra guardando dal mare. Ci si arriva percorrendo una carrozzabile tortuosa, anche se siamo a un passo dal mare sembra quasi una strada di montagna. È punto di partenza per salire al monte Matanna: per la precisione bisogna proseguire oltre il paese fino a località Tre Scolli, da qui parte il sentiero 106 per la foce di San Rocchino (m 800), dove si trova un’antica cappellina. Già nel 932, è citato, in una donazione, il paese di “Casule”. Nel 984 Casoli è uno dei nove villaggi che dovevano pagare la decima parte dei raccolti alla Pieve di Camaiore. Soltanto agli inizi del XIV secolo ritroviamo, citato in una fonte estimale, il paese di Casoli come importante e popolosa vicinìa del comune di Camaiore, con circa 250 abitanti. L’origine dell’abitato vecchio, che sovrasta il tortuoso e suggestivo torrente Lombricese, si deve probabilmente alla presenza della via di Lombardia che lo attraversava, spesso citata nelle cronache del XVI e XVIII secolo, utile raccordo tra la Versilia e la Garfagnana per il trasporto di olio nelle località emiliane e lombarde.

Casoli fu protagonista negli scontri di confine fra Lucca e Firenze agli inizi del cinquecento. Nel 1700 ci fu il rischio di una guerra tra il Granducato di Toscana e il piccolo stato lucchese a causa di alcuni abitanti casolini che, per liberare dei loro compaesani, attaccarono le carceri di Pietrasanta. Lo scontro fu evitato grazie all’intervento epistolare dei reali di Francia e di Spagna e delle Repubbliche di Genova e Venezia in difesa di Lucca. Al giorno d’oggi, Casoli è un delizioso paesino chiuso al traffico, decorato da graffiti – non scritte sui muri, ma veri graffiti – opera di studenti d’arte, pulito e ordinato, attraversato da una strada lastricata che va dal campanile merlato alla chiesa. Sembra che alcuni scrittori e artisti si siano trasferiti qui, per vivere, tutto l’anno o soltanto i mesi estivi, nella tranquillità e nella privacy.

Il centro di Pedona

Greppolungo (m 330 – 6 km dal capoluogo) è poco lontano, sempre sullo stesso versante; fu sede di un castello, eretto probabilmente nel XIII secolo, come testimoniava la citazione di “Greppolungi” nel patto di comproprietà stipulato tra i feudatari di Corvaia e Vallecchia nel 1219. Stupendo e panoramico paesino, si trova alle pendici del monte Gabberi, quella grossa collina a forma di «testa di pecora» che si vede dal litorale; non è però il punto più adatto per raggiungerlo, è meglio partire a piedi da Sant’Anna, per l’esattezza da Case Sennari. Lo troviamo ricordato nell’estimo del 1410, sorse sicuramente sui ruderi dell’antico castello, poco oltre l’odierno piccolo cimitero. Altra traccia di questo sito fortificato è la presenza di una macina a bascula che è ancora visibile sotto il luogo dove sorgeva la torre, ora occupato da un’abitazione civile. Poco lontano verso est, si scorgono i resti del muro di cinta castellano conservatosi per circa 10 metri e visibile dalla strada comunale. La chiesa di Greppolungo fu costruita nel 1700, mentre la torre campanaria attuale fu eretta nel 1904.
Vado (m 65 – 1,5 km da Camaiore) e Lombrici (m 100 – 2,5 km da Camaiore) sono in valle, lungo il torrente Lombricese. Sempre nella stessa vallata, poco più a monte, all’inizio di una «gola» del rio Lombricese, si trovano quattro case che costituiscono il borgo di Candalla, noto fra gli arrampicatori per le palestre che si trovano nelle vicinanze. Interessante per i ruderi (visitabili) dell’antica ferriera Barsi a circa 3 Km dal paese; lungo il sentierino che costeggia il Rio troviamo le rovine di diversi mulini, frantoi e pastifici del XVI e del XVII secolo; queste però sono pericolanti e se ne consiglia la vista solo dall’esterno.
Metato (m 378 – 4 km da Camaiore). Fra i paesi del comune di Camaiore, il mio preferito è Metato, perchè ancora non è contaminato dal «logorìo della vita moderna»; nel parcheggio del paese si trovano 7-8 auto, e le strade fra le case sono assolutamente pedonali. Il paese è a ridosso di un contrafforte del Monte Prana, in mezzo ai castagneti (ovviamente, visto che nome deriva dal caratteristico essiccatoio per le castagne) esposto al sole e di fronte al mare. Nel periodo estivo diventa residenza di molti stranieri.
Un documento del X secolo cita un «metato» in questa zona, ma le prime tracce di un abitato si possono far risalire al XIV secolo ovvero dopo l’abbandono dei vicini villaggi fortificati di Montecastrese (questo sì, era il «castrum» romano) e del Monte Penna. La chiesa del paese fu costruita insieme alla torre campanaria nel XVIII secolo, poco prima si incontra l’antica edicola del seicento edificata per volontà della famiglia di Pietro Benassi. Nel territorio di questo paese si trova la grotta detta «la Buca del Tasso», nota per aver restituito un femore di un bambino neanderthaliano di circa 40.000 anni fa. Poco distante salendo verso il Monte Penna si trovano i ruderi (resti di abitazioni e del muro di cinta) del villaggio fortificato intorno all’XII secolo; oltre la cima, proseguendo per la cava dello Schizzolino s’incontra la Grotta del Tambugione, sepoltura dell’era eneolitica.  Nel mese di agosto, si celebra la «festa della patata» presso la Baita Barsi a Campo all’Orzo – oltre la vetta del Monte Prana – a cura degli «amici della montagna» di Camaiore.  Pedona  (m 309 slm – 6 km da Camaiore). Per la sua posizione strategica, anticamente sede di castello, era in epoca medioevale curtis regia, con una propria autonomia giurisdizionale. In questa sede, la metto fra i borghi, poiché da 7 secoli non è più «murata»; infatti Pedona venne distrutto nel 1169 dai lucchesi durante la guerra contro i Cattani della Versilia, che volevano conquistarsi uno sbocco al mare. Divenne uno dei Comuni della Vicaria di Camaiore e Castruccio Castracani nel 1322 fece costruire una rocca di forma triangolare, con torre, sul colle che dominava la vallata e vi pose una guarnigione.  In seguito, le molteplici carestie e malattie decimarono la popolazione e Pedona fu costretto, alla fine del ‘400, ad unirsi a Camaiore divenendo vicinìa.

Pedona

La struttura urbanistica di questo borgo evidenzia ancora oggi la forma del castello, dotato di possenti mura di cinta. Una seconda torre costruita nel 1324 da Castruccio Castracani servì alla repubblica lucchese fino al XVII sec. come punto di avvistamento, dal quale in caso di pericolo si facevano segnali a Vecoli e da qui a Lucca. Dove anticamente sorgeva il castello, attualmente sorge la Chiesa dedicata a San Jacopo, risalente al secolo XIII e ristrutturata nel XIX, contenente un organo del XIX secolo degli Agati e Tronci; ora come allora, la comunicazione ha la sua importanza: accanto al campanile e più alto, c’è un grande ripetitore. Pedona offre panorami di grande effetto: dalla conca di Camaiore, al Matanna, al mare. Ora mi ripeto: attualmente Pedona è regno della tranquillità, con l’auto bisogna parcheggiare nella piazzetta e entrare a piedi, le strade sono due – per andare e tornare dalla chiesa; sui campanelli si notano diversi cognomi danesi o tedeschi. La tortuosa strada che vi porta prosegue per mezzo Km fino a scollinare verso Viareggio e piace molto ai ciclo-amatori per fare un bell’allenamento in salita. Tutti gli anni per ferragosto c’é una famosa gara per ciclisti Under 23, la Firenze – Viareggio, il cui percorso passa di qui per dare l’ultima occasione di staccare il gruppo prima dell’arrivo sul lungomare. L’altra corsa ciclistica importante è quella dei professionisti, sempre in agosto, che si corre sulle salite di Monte Magno e Pìtoro, con partenza dal Lido e arrivo a Camaiore.

Santa Lucia (m 253 slm – 7 km da Camaiore), in origine si chiamava Vegghiatoia o Vegliatoia, con chiaro riferimento alla sua strategica posizione. Nel punto più alto quasi certamente sorgeva una torre dalla quale si poteva sorvegliare l’ingresso nella conca di Camaiore e lo si intuisce dai resti del tessuto murario della casa che domina il paesino oggi. Il panorama che possiamo ammirare da S. Lucia è particolarmente suggestivo, il «sagrato» della chiesetta è una vera e propria terrazza sul mare. Intorno al XVI – XVII secolo il nome Vegliatoia fu sostituito con il nome della chiesa, intitolata appunto a S. Lucia.

Monteggiori (m 253 slm – 6,5 km da Camaiore), fu sede di un castello feudale, citato per prima volta nell’anno 1224; sono tuttora visibili la struttura urbanistica e alcuni ruderi del muro di cinta e della Rocca che appartenne ai nobili di Bozzano e Montemagno. Secondo lo spirito di questo articolo, non fa parte dei borghi, perché è tuttora «fortificato». A meno di 3 km. di distanza da Monteggiori, si può vedere, diroccata, la fortezza di Rotaio, costruita per volontà del Comune di Lucca nell’anno 1223.

La Culla (m 451 slm – 8 km da Camaiore), in posizione panoramica alle pendici del monte Gabberi, affacciata sulla conca di Camaiore, ma dal punto di vista amministrativo è suddivisa nei tre comuni di Pietrasanta, Camaiore e Stazzema. L’abitato risale al XVI secolo, probabilmente la sua nascita è legata alle miniere di ferro del Monte Arsiccio e dell’Argentiera, le cui attività estrattive richiedevano lavoratori locali. Si sviluppa lungo tre tornanti della strada che prosegue per Sant’Anna, di fronte al M. Prana; intorno ci sono oliveti, pinete e castagneti da frutto.

S. Anna (m 650 slm – 13 km da Camaiore) è una frazione di Stazzema, in una conca verdeggiante dominata dal Monte Lieto (m 1016) e dal Monte Gabberi (m 1108). Più sotto, sprofondato nel Canale dei Mulini, che ha la sua origine proprio da S. Anna, troviamo Valdicastello Carducci, in comune di Pietrasanta, paese natale del poeta che poi si trasferì a Bolgheri. Gli abitanti vivevano di pastorizia, il paese ebbe uno sviluppo in concomitanza con l’apertura delle miniere di ferro di Monte Arsiccio; l’economia locale ruotava però, come in altri paesi apuani, attorno alla coltivazione delle castagne, dalle quali si ricavavano alimenti di ogni genere. S. Anna non ha un vero e proprio centro attorno al quale si sviluppa il borgo: il paese è infatti formato da parecchie case sparse lungo i pendii dei monti: troviamo l’Argentiera, Vallecava, Case di Berna, Monte Ornato, Vaccareccia, i Bambini, il Moco, il Colle, Fabbiani, Vinci, Franchi, le Case, il Pero, i Merli, Coletti, i Mulini, Sennari. Il fulcro del «paese diffuso» è comunque la piazza della chiesa, accanto alla quale è stato edificato il sacrario con museo. Tutti gli anni, a Sant’Anna viene celebrata la ricorrenza dell’eccidio del 12 agosto ’44; oltre alla popolazione delle varie frazioni, morirono molti cittadini che si erano rifugiati qui dalla pianura, credendosi al sicuro!
Ma questa è un’altra storia …

Condividi questo articolo attraverso i tuoi canali social!

Lascia un commento