Riflessioni di GC

L’esperienza di cui abbiamo trattato nell’Annuario 2018 “Voce del verbo andare”, la strada la scopri mentre sei in cammino (cfr. https://alpinismofiorentino.caifirenze.it/2019/10/voce-del-verbo-andare/), è un “Laboratorio stupefacente” realizzato grazie alla collaborazione del Gruppo Montagna Terapia del Club Alpino di Firenze che sta nell’ambito del Laboratorio terapeutico integrato realizzato in collaborazione tra
il Servizio Dipendenze area minori e adulti Ser D Q3 e Q4 di Firenze e l’Associazione Progetto Villa Lorenzi.

Il Laboratorio coordinato da Caterina Borrello (Psicologa e Piscoterapeuta Responsabile del percorso minori e giovani del UFS SerDB Q3 e Q4) e Francesco Del Perugia (Educatore Professionale UFS SerD B Q3 e Q4),
prevede alcune attività “straordinarie”, a forte impatto emotivo, fra queste le arrampicate indoor, le discese in grotta, le escursioni, le ferrate.
Quando gli operatori hanno chiesto ai ragazzi le loro impressioni e quanto significativi fossero stati questi laboratori per i loro percorsi di cura, hanno ricevuto dei buoni feedback fra cui questa lettera che volentieri
pubblichiamo perché ci sembra significativa e utile per capire l’utilità e l efficacia terapeutica dell’esperienza.

Lettera aperta

A dire il vero a cosa mi sono serviti i laboratori su mari e monti ci penso spesso…. Il punto è che io non sapevo godere della vita e di ciò che di bello e REALE ha da offrire prima che qualcuno mi facesse vedere e conoscere. Sono sempre stata una tipa più da montagna che da mare visto che fin da piccola i miei nonni mi portavano a trascorrere l’estate in un buco di paese chiamato “le capanne”. E’ un paesino senza sfondo vicino al monte Fumaiolo dove sorge il fiume Tevere e conta circa 10 abitanti attualmente. Ogni posto di montagna me lo ricorda.

Nonostante questa assidua frequentazione però non avevo mai arrampicato, ne avevo mai fatto una bella passeggiata nei boschi o ciaspolata nella neve. Tantomeno avevo sciato o mi ero calata in una grotta. Così ho scoperto che mi piace e che in un certo senso in effetti è una droga. Ho scoperto prima di tutto di amare lo sport, mi fa sentire libera. Ogni volta che facevamo un’attività imparavo qualcosa in più. Pensavo di soffrire di vertigini, avevo paura del vuoto. Quando abbiamo fatto arrampicata la prima volta su roccia, ho scalato tutta la parete in tempo record, arrivando alla cima senza guardare mai giù e rendermi così un’idea di quanti metri ci fossero sotto di me. Una volta arrivata per scendere mi sono dovuta affidare al buon senso di chi teneva la corda da terra. La mia vita in mano a qualcuno. Salendo non ci avevo nemmeno pensato, volevo solo arrivare. A quel punto tremavo dall’emozione ma non avevo altra scelta se volevo scendere. Nelle camminate il principio è stato lo stesso. Testa bassa, occhi fissi a calcolare dove mettere i piedi e marciare come un mulo, volevo solo arrivare. E arrivavo! Forse un po’ egoista a pensarci adesso, ma non credevo di essere in grado io in primis prima di quel momento, dovevo ancora scoprire la mia di forza per poter guardare intorno a me ed aiutare gli altri. Non ero in competizione con gli altri ma con me stessa perché fino a quel momento credevo che gli altri fossero meglio di me a prescindere e non volevo deludermi, confermare quanto non fossi in grado. Comunque anche sciare, mi è riuscito senza sforzo, credevo che fosse così scontato un po’ per tutti. Invece non lo era. Pian piano grazie a tutte queste “prove” ho capito un sacco di cose. Ho capito di essere coraggiosa, anche un po’ incosciente. Ho capito di avere delle passioni e che evidentemente non era scontato lo fossero per tutti. Ho capito che se devo arrivare ad una meta, ci arrivo a testa bassa, senza guardare in faccia nessuno, con un pizzico di sano egoismo. Ho provato delle forti emozioni durante le attività e adesso sì, sono un po’ la mia droga. Mi muovo in bici. Quando sono depressa vado in pattini. Ogni tanto mi alleno con i pesi. Mi piacciono tanto i tramonti, le albe, i paesaggi, le altezze, la natura, il vento. Mi piace arrivare e sostare ad occhi chiusi con il vento in faccia che mi entra nelle narici senza sforzo.