di Giorgio V. Dal Piaz
Felice Giordano, uno dei padri fondatori del Club Alpino (1865), della gloriosa Sezione di Firenze (1868) e della Società Geologica (1881), è stato uno scienziato e un tecnico di alto profilo al servizio dello Stato, amico e fedele esecutore di molti progetti di Quintino Sella, tanto eminente quanto modesto nello sminuire le proprie imprese. Rinomato ingegnere e geologo del Reale Corpo delle miniere, direttore del Servizio geologico e noto alpinista, la figura di Giordano risalta anche per l’esplorazione di terre e mari del lontano oriente. La sua vita è una storia affascinante, in parte già descritta da Marco Bastogi nell’Annuario 2013 [1], parafrasando biografie e articoli [2, 3, 4, 5] che, assieme a contributi recenti [6, 7, 8], sono le fonti di questo breve ricordo di Felice Giordano.
Torinese di nascita (1825), Giordano si laurea all’Università di Torino in ingegneria idraulica e architettura (1847) ed è subito inviato, assieme a Quintino Sella, all’Ecole des Mines di Parigi per un corso triennale di specializzazione, completato da visite a miniere, impianti siderurgici e cantieri navali in Inghilterra, Belgio e Germania [2]. Tornato in patria, nel 1852 è assunto nel Reale Corpo delle miniere e inviato a dirigere la sede di Cagliari per regolare le attività minerarie dell’isola in prospettiva demaniale. Nel 1859 è richiamato a Torino alla direzione dell’Ispettorato e come membro del Consiglio delle miniere. Oltre alle incombenze d’ufficio, Giordano è inviato in Sicilia per valutare la situazione delle miniere di zolfo, di fatto controllate da organizzazioni mafiose, problema che segnala e propone di risolvere ricorrendo al confino in colonie penali. Vi sarà coinvolto, anni dopo, con l’avventuroso viaggio intorno al mondo effettuato per conto del governo alla ricerca confidenziale di una colonia penale per deportare i briganti del meridione e, forse, anche i reduci dell’esercito borbonico che, dopo la sconfitta, non avevano accettato di aderire all’esercito italiano.
Nel 1865 Il Corpo delle miniere, diretto da Giordano, e il Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio (MAIC), a cui afferiva, sono trasferiti a Firenze, capitale provvisoria del Regno, e dal 1871 a Roma capitale. Giordano si dedica alla ricerca di materie prime per l’industria siderurgica civile e militare, all’assetto urbanistico di Roma, alle piene del Tevere, all’Agro pontino e allo sviluppo della rete ferroviaria, con particolare riguardo al traforo del Frejus, in corso d’opera, e al progetto geologico-tecnico per quello del Gottardo [2, 8]. In prima persona gestisce l’avviamento della Carta geologica d’Italia, progetto che, con l’appoggio di Sella, era stato affidato agli ingegneri del Corpo delle miniere piuttosto che ai professori universitari [2, 9].
La vita di Felice Giordano ha prematura fine il 6 luglio 1892 a Vallombrosa, località della Valdarno dove si era recato per discutere problemi del Servizio geologico con il direttore generale del MAIC [2, 9].
Amante della montagna e forte alpinista, nel 1864 Giordano aveva compiuto la seconda ascensione del Monte Bianco, da Courmayeur al Colle del Gigante e attraverso il Mont Blanc du Tacul, impresa che ebbe vastissima e meritata risonanza. Nel 1865 è a Valtournenche, incaricato da Sella a sostenere la guida Jean-Antoine Carrel nella “course” alla Gran Becca (Gran Cervino, Cervino) in competizione con l’inglese Edward Whymper, risultato alla fine vincitore il 14 luglio [6, 7].
Guidato da Carrel, nel 1866 Giordano compie un primo tentativo personale alla Gran Becca, fallito per il persistere del maltempo dopo cinque bivacchi alla “cravate”, una cengia del Cervino a circa 4100 m di quota. Nel 1867 è nominato commissario italiano all’Esposizione internazionale di Parigi, onere che lo tiene lontano dalle Alpi, ma vi torna l’estate successiva e dal 3 al 5 settembre 1868 compie l’ascensione del Cervino con le guide J.A. Carrel e J.J. Maquignaz, salendo per la via italiana del Leone e scendendo per quella svizzera dell’Hoernli [6, 7]. Persa la battaglia sportiva con Whymper, il principale obiettivo di Giordano è ora la ricerca scientifico, rivolta all’esame geologico “passo a passo” della Gran Becca [3, 4, 6].

Sollecitato da Sella, nel 1869 Giordano sottopone alla Reale Accademia delle Scienze di Torino la memoria “Sulla orografia e la costituzione geologica del Gran Cervino”, sintesi delle sue osservazioni raccolte durante l’ascensione e nelle precedenti esplorazioni attorno al massiccio [10]. Il lavoro contiene due sezioni che illustrano, con precisione, la struttura e l’andamento geometrico delle formazioni che costituiscono la piramide del Cervino e il suo substrato, caratterizzato da una morfologia più dolce [3, 4, 6, 10]: i due profili (Fig. 1) mostrano la sovrapposizione dello gneiss talcoso (micaceo) e del gabbro eufotide del Cervino sulla formazione calcareo-serpentinosa sottostante, ritenuti da Giordano in successione stratigrafica normale [10].
Ora sappiamo che il Cervino è formato da rocce paleozoiche con metamorfismo alpino, appartenenti a un frammento del margine continentale adriatico (africano), traslato per decine di chilometri a ricoprire la Formazione calcareo-serpentinosa di Giordano, in realtà un insieme eterogeneo di rocce verdi (ofioliti) e sedimenti mesozoici derivati dal bacino oceanico della Tetide che, nel Mesozoico, separava il continente europeo da quello africano, poi suturato nell’Eocene durante l’orogenesi alpina. Discutendo l’età e la struttura delle rocce figurate nei profili, Giordano prese in esame l’ipotesi di Gerlach che le rocce gneissiche del Cervino fossero in parte granitiche e quindi più antiche del loro substrato, situazione che imponeva l’esistenza di una innovativa falda di ricoprimento proveniente da radici lontane e riversata sopra la Formazione calcareo-serpentinosa (Fig. 1), ipotesi che scartò perché troppo fantasiosa e complicata, perdendo così l’occasione di essere l’antesignano della rivoluzione mobilista sorta una ventina di anni dopo [3, 4, 5].
Nel 1872 Giordano inizia la missione confidenziale intorno al mondo, è la persona giusta, scelta dal governo su probabile indicazione di Quintino Sella. Il 22 luglio parte da Napoli e giunge a Bombay attraverso il canale di Suez, da poco inaugurato. Giordano soggiorna a lungo in India, la visita da costa a costa, spingendosi fino ai piedi dell’Himalaya e con una puntata all’isola di Ceylon. Raggiunta Singapore, il 17 marzo 1873 s’imbarca sulla Governolo, una pirocorvetta con ruote a pale (Fig. 2) al comando di Enrico Accinni: la nave fa rotta per le coste nord-occidentali del Borneo, l’isola di Labuan e quella di Banguey, consentendo a Giordano di verificare la possibilità di installare colonie penali in Malesia, progetto contrastato dalle potenze coloniali.

Ormai è primavera, troppo tardi per evitare i grandi calori e le forti piogge estive. La Governolo costeggia Sarawak, stato malese del Borneo, governato dal rajah bianco James Brooke, a fine mese è a Labuan e ai primi di aprile attracca nella baia di Gaya. Giordano fa visita al sultano del Bruney e ottiene l’autorizzazione per compiere una spedizione nell’entroterra. Il gruppo, con alla testa Felice Giordano, comprende Paolo Bocca, medico di bordo, il guardiamarina Giacomo Bove, due marinai armati e una trentina tra portatori e guide malesi. Il gruppo penetra per una cinquantina di chilometri nella foresta pluviale, incontrando piccoli paesi contaminati dal vaiolo o abitati da tagliatori di teste: la meta è il Kiniballu (Kinabalu), monte granitico di 4095 m, la più alta cima del Borneo. Giordano sale sino a 2700 m di altezza, ma è costretto a rinunciare vedendo le sofferenze dei malesi, seminudi e non avvezzi alle fredde e piovose notti all’adiaccio. L’avventura è descritta da Giordano [11] e nei diari di Bocca [12] e di Bove [13].
Tornati a bordo, la Governolo doppia il Capo Sampangio, costeggia il golfo di Malludu e di Gaya e ai primi di maggio getta l’ancora all’isola di Banguey, che Giordano esplora giudicandola non idonea per una colonia penale. Il tempo stringe, rinunciano a esplorare la baia di Sandakan (sic) e la corvetta lascia il Borneo, diretta verso il Giappone che raggiunge il 13 luglio 1873, dopo scali a Hong-Kong e Shangay. Il viaggio attorno al mondo di Giordano proseguirà, con altre navi, per la Nuova Zelanda e l’Australia, per poi visitare le principali città delle due Americhe e ritornare finalmente in patria nel 1876.
Tornando al Borneo, l’esplorazione è narrata nella monografia per la Società Geografica e in un rapporto inviato al MAIC dal Giappone [11, 14]. In questi documenti Giordano presenta accurate descrizioni della geografia, la geologia, l’ambiente naturale con clima, flora e fauna, l’agricoltura, le popolazioni indigene e gli immigrati, la navigazione, la pirateria, le prospettive commerciali, l’influenza delle potenze coloniali, l’assetto politico e le religioni dei paesi visitati, per concludere con il suo definitivo scetticismo sulla fattibilità di colonie penali e commerciali gestite da tecnici e personale italiano, del tutto inadatti a sopportare il clima tropicale [11, 14]. E’ un quadro dettagliato dell’arcipelago malese, delle sue genti e della loro storia che, come rileva Elio Manzi [15], trovano ripetuti riscontri nei romanzi d’avventura di Emilio Salgari il quale, come noto, non si era mai recato nelle terre e nei mari dei Pirati della Malesia, ma certamente aveva letto la monografia di Giordano.
Riferimenti bibliografici
[1] Bastogi M. (2013). La scoperta scientifica del Grande Cervino. Alpinismo Fiorentino, Annuario.
[2] Corsi P. (2001). Giordano, Felice. Dizionario biografico degli Italiani, 55.
[3] Dal Piaz G.V. (1992). Le Alpi dal M. Bianco al Lago Maggiore. Guide Geologiche Regionali, BE-MA Editrice, 3, vol. I e II.
[4] Dal Piaz G.V. (1996). Felice Giordano and the geology of the Matterhorn. Atti Acc. Scienze di Torino, 130, 163-179.
[5] Dal Piaz. G.V., 2004. La genesi delle Alpi: evoluzione del pensiero geologico dall’Ottocento alla Tettonica delle Placche. La montagna come esplorazione permanente, atti convegno CAI Sesto Fiorentino, 12-19 Ottobre 2002, Edizioni Regione Toscana, pp. 63-71.
[6] Dal Piaz G.V., 2014. Il Monte Cervino: dalla gara per la conquista alle ricerche geologiche di Giordano e Gerlach nella seconda metà dell’Ottocento. In: A. Conte (a cura di) Le Alpi dalla riscoperta alla riconquista. Il Mulino, pp. 239-296.
[7] Crivellaro P. (2016). La battaglia del Cervino. La vera storia della conquista. Laterza & Figli, 211 pp.
[8] Dal Piaz G.V. & Argentieri A. (2021). 150 years of plans, geological survey and drilling for the Fréjus to Mont Blanc tunnels across the Alpine chain: an historical review. Ital. J. Geosciences, 140/2.
[9] Corsi P. (2013). Quintino Sella e la Carta geologica del Regno d’Italia. In: Quintino Sella scienziato e statista per l’unità d’Italia, Atti dei Convegni Lincei, 269, 177-205
[10] Giordano F. (1869). Sulla orografia e sulla geologica costituzione del Gran Cervino. Atti R. Acc. Scienze, 4, 304-321.
[11] Giordano F. (1974). Una esplorazione a Borneo. Memoria del socio ing. Felice Giordano. Boll. Soc. Geografica Italiana, 8/9, 182-216, con Carta del Nord del Borneo (Tav. I) e Carta dell’isola di Banguey (Tav. II).
[12] Bocca P. (1875). L’Estremo Oriente, impressioni di viaggio del dott. Paolo Bocca, medico a bordo del Governolo. Coi Tipi del Riformatorio di Giovanetti, Bosco Marengo, 301 pp.
[13] Puddinu P. (2014). Un viaggiatore italiano in Borneo. Il giornale particolare di Giacomo Bove (parte I). Regione Piemonte, Provincia di Asti,Astigrafica, 383 pp.
[14] Giordano F. (1875). Sopra l’impianto di colonie italiane nella parte settentrionale dell’isola di Borneo. Cenni del Comm. Felice Giordano, Ispettore Capo del R. Corpo delle Miniere. Annali Ministero Agricoltura Industria e Commercio, 78, 155-238.
[15] Manzi Elio (2013). Geografia Salgariane, Ripartire da Mompracem, in appendice Una esplorazione a Borneo memoria di Felice Giordano 1874. Andrea Viglongo & C. Editori Torino, 109 pp.