“Gli osservatori meteorologici” di Marco Bastogi

Annuario 2008

Un’impresa memorabile nella storia della Sezione Fiorentina del CAI, a 140 anni dalla sua nascita.
Alcuni anni fa, in momenti diversi, ritrovai presso una stessa libreria antiquaria, due documenti storici della nostra Sezione. Si trattava di una lettera datata 24 marzo 1878, che scriveva R. H. Budden, Presidente della Sezione fiorentina del CAI tra il 1874 ed il 1895, nella quale richiede ad un personaggio del quale si ignora il nome, di acquistare un certo numero di copie di un opuscoletto fatto pubblicare dalla Sezione del CAI di Firenze per formare un fondo per gli osservatori meteorologici realizzati sotto gli auspici della Sezione fiorentina. L’altro documento è lo stesso libretto citato da Budden nella lettera ed ha per titolo: “Inaugurazione dell’Osservatorio nel Seminario Vescovile di Fiesole – Relazione pubblicata per cura della sezione fiorentina del Club Alpino Italiano”.

Il Seminario vescovile a Fiesole

Il libretto pubblicato nel 1878 riporta con dovizia di particolari gli avvenimenti che contraddistinsero la giornata che fece da scenario all’inaugurazione dell’osservatorio, i personaggi intervenuti e la gita che la sezione di Firenze aveva previsto per la stessa giornata. Nella pubblicazione non si tralascia di elencare la strumentazione di corredo dell’osservatorio all’atto dell’inaugurazione, né di descrivere il locale fatto realizzare appositamente dall’allora Cardinale di Fiesole, Monsignor Luigi Corsani, principale  finanziatore dell’iniziativa.
La casualità con la quale venni in possesso di questi documenti e soprattutto l’enorme interesse storico scientifico che lasciavano trasparire, mi appassionarono a tal punto che decisi di approfondire la ricerca, cercando di capire fino a che punto si poteva essere spinto il Club Alpino Italiano ed in particolare la nostra Sezione in questa straordinaria impresa. Per rimarcare l’importanza che riveste un tale progetto che vedrà sorgere, grazie all’operato del Club Alpino Italiano, la prima rete di stazioni meteorologiche in Italia giunta ai nostri giorni, è bene a questo punto aprire una piccola parentesi sul periodo storico – scientifico in cui ci troviamo e  sul fatto che stiamo parlando di una serie di stazioni meteorologiche messe in comunicazione tra di loro, in una stessa rete.
Stiamo parlando della nascita della così detta “meteorologia sinottica”; dai dati rilevati simultaneamente da diverse stazioni con strumenti compatibili tra loro, si giunge ad una rappresentazione grafica delle condizioni meteorologiche riportandole con appositi simboli su mappe geografiche per ottenere le così dette “Carte del Tempo”. E’ con lo studio delle proprietà dell’atmosfera terrestre e dei fenomeni fisici e dinamici che in essa si svolgano che nasce la moderna meteorologia. Si tratta di una iniziativa possibile solo ad iniziare dalla seconda metà dell’800 perché negli anni precedenti, si avevano ancora incertezze in parte dovute alla scarsa conoscenza dei corpi aeriformi ed in parte legati all’imprecisione dei dati rilevati da strumenti ancora troppo rudimentali. A dire il vero una prima esperienza c’era già stata sulla scia del forte impulso scientifico che scosse l’Europa del ‘600, quando Torricelli inventò il barometro a mercurio e Galilei il termometro ed ebbe così inizio la “meteorologia strumentale”.
In Toscana, a Firenze, nel 1657 fu istituita da Leopoldo dè Medici, l’Accademia del Cimento che per dieci anni riuscì a far funzionare una prima rete per la raccolta dei dati meteorologici poi, per motivi politici e religiosi fu costretta a cessare la sua attività. Gli anni successivi furono di stasi con saltuari tentativi di far partire reti meteorologiche, ma tutti senza successo. L’invenzione del telegrafo, nel 1843, fu la chiave di volta che finalmente permise di istituire una rete di comunicazione grazie al rapido scambio di dati meteorologici rilevati simultaneamente nei diversi osservatori con l’immediata possibilità di comprendere e prevedere i fenomeni meteorologici.
Tornando ai fatti che ci riguardano più da vicino, e cioè all’istituzione di una rete di osservatori per gli Appennini, è ora il momento di presentare un personaggio che a questo progetto contribuì più di ogni altro; si tratta di Padre Filippo Cecchi, direttore dell’Osservatorio Ximeniano di Firenze. Il professor Cecchi, scrisse una lettera indirizzata alla presidenza della Sezione CAI Firenze, nella quale, seguendo il modello di quanto era già stato fatto dal CAI per il Piemonte sotto la guida del barnabita Padre Francesco Denza di Moncalieri, socio onorario CAI Sezione di Varallo, si richiedeva di stabilire osservatori meteorologici anche sui nostri Appennini. Al prof. F. Denza, va il merito di aver educato e sostenuto in Italia, una scienza nuova ed emergente come la Meteorologia e di aver posto le basi per lo sviluppo delle reti di osservazione anche in luoghi impervi. Pochi giorni dopo (cinque per l’esattezza), il 26 aprile 1873, in occasione dell’adunanza generale dei soci del CAI Firenze, la sezione stabilì lo stanziamento di “60 franchi” per concorrere all’acquisto degli strumenti meteorologici per l’impianto di stazioni meteorologiche; fu aperta una pubblica sottoscrizione per la raccolta dei fondi, incaricando al contempo il prof. Cecchi di scegliere il luogo più indicato per questo primo esperimento sui monti della Toscana.
La risposta di Padre Cecchi non tardò ad arrivare e con essa il luogo più adeguato per realizzare la prima stazione meteorologica appenninica che Cecchi individuò presso il Santuario ex convento dell’Alvernia sull’Appennino casentinese; a quel tempo si chiamava così “La Verna” che per ragioni storiche era di proprietà del Comune di Firenze e lo rimase fino al 1933. Padre Cecchi riteneva che le osservazioni meteorologiche fatte all’Alvernia, interessassero in maniera significativa il fiume Arno e che per questo sarebbero state di grande beneficio alle città di Firenze e Pisa. Padre Cecchi indicò i luoghi più idonei ad ospitare osservatori meteorologici, riportandoli sulla prima “Carta geometrica della Toscana”, disegnata dell’Inghirami (suo predecessore). La carta rappresenta il primo esempio nel Granducato di cartografia scientifica. Oltre L’Alvernia, fu inserito Empoli, Fiesole, Castel del Piano (Amiata), Lugliano (presso Bagni di Lucca), Pescia, Prato, Pistoia, Firenzuola, Grosseto.
Anche lo Ximeniano che già dal 1813 aveva intrapreso osservazioni meteorologiche, nel 1874 fu riorganizzato e fornito di nuovi strumenti compatibili con quelli della rete che via, via si sviluppava sempre più; lo Ximeniano, diventò il centro della rete meteorologica toscana e nascerà quella che dal 1873, verrà chiamata ”Corrispondenza meteorologica italiana alpina-appennina”. E’ proprio per questo suo operato che il professor Cecchi sarà insignito con il titolo di socio onorario, durante l’Adunanza generale del CAI che si tenne a Firenze il 28 maggio 1876. Padre Filippo Cecchi si adoperò, agendo su diversi fronti: per la scelta degli strumenti, la loro successiva taratura e per istruire chi doveva usarli. La nuova stazione meteorologica e le altre che fossero state istituite, dovevano avere strumenti comparabili ed operare con stessi metodi; per questo Padre Cecchi si rivolse a Francesco Denza, direttore dell’osservatorio di Moncalieri che coordinava le diverse stazioni meteorologiche delle Alpi. Denza fu considerato il Padre spirituale della meteorologia italiana.
Padre Cecchi era noto soprattutto per le sue capacità di inventore aveva infatti progettato e realizzato molti strumenti scientifici tra cui il termografo ed il barometro a bilancia. Invento anche molti sismografi uno di quali fu messo in uso nel nuovo osservatorio di Fiesole, dove ha registrato eventi sismici storici dell’area fiorentina.

L'anemometro sulla terrazza dell'Osservatorio

L’osservatorio dell’Alvernia, grazie alla somma di denaro che fu raccolta tra i soci CAI, i vari municipi e tra molte persone amanti della scienza e del progresso, fu inaugurato per volontà del Comune di Firenze il 9 agosto 1874, ma le osservazioni meteorologiche erano già cominciate con l’inizio dell’anno meteorologico cioè dal 1° dicembre 1873. All’inaugurazione, in rappresentanza del sindaco di Firenze, Ubaldino Peruzzi, fu inviato il Conte E. Fossombroni. La cerimonia si tenne nella sala della libreria dell’ex convento alla presenza di alcuni sindaci del casentino, di persone notabili convenute da Firenze e dalle zone circostanti e da una cinquantina di monaci. Padre Cecchi con la semplicità che lo contraddistingueva, dopo aver attribuito il meritato elogio a chi aveva maggiormente contribuito all’iniziativa, raccontò come era nato il progetto dell’osservatorio sottolineando l’importanza che questo avrebbe avuto nella rete degli osservatori. Il segretario della Sezione CAI di Firenze, Giovan Battista Rimini, leggeva una lettera del Presidente Cavaliere  R.H. Budden che di ritorno dall’Inghilterra, si era trattenuto a Torino per il Congresso degli Alpinisti.
I presenti apposero il loro nome in un registro che avrebbe anche in seguito raccolto le firme dei visitatori; erano presenti tra gli altri, Padre Zini (rettore delle scuole Pie fiorentine dei padri Scolopi), lo scolopio Padre Liverani (professore di Fisica) che per incarico di Cecchi aveva coordinato i lavori di realizzazione dell’Osservatorio recandosi sul posto ben due volte, il direttore del giornale La Provincia di Arezzo che riportò la notizia. Padre Cecchi volle

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