THEODOR CHRISTOMANNOS di Stefano Saccardi

ovvero da Bolzano a Cortina d’Ampezzo e a Dobbiaco

La Val d'Ega dal sito della Provincia di Bolzano

Chi percorre il sentiero 549 a quota 2.349 m. che dal Rifugio Fronza alle Coronelle porta al Rifugio Roda di Vael, poco dopo il Rifugio Paolina, si ritrova ai piedi del Catinaccio dove è posta una gigantesca aquila reale bronzea sul ciglio del sentiero con lo sguardo rivolto verso la sottostante strada statale. Si tratta del monumento costruito in memoria di Theodor Christomannos; piccola curiosità: anche una torre del Latemar alta 2.800 m. porta il suo nome.


Il Signor Theodor Christomannos grazie alla sua geniale e lungimirante intuizione di costruire la strada che collega Bolzano con Cortina e Dobbiaco, attraversando le valli dolomitiche, è diventato protagonista della storia della Ladinia: si tratta dell’ex strada statale 48 delle Dolomiti ( SS 48). Chistomannos nacque a Vienna il 31 Luglio 1854 da una nota famiglia di origine greca. Nel 1883 si trasferì a Merano, dove esercitò la professione di avvocato, ma la sua vera passione era la montagna, e per questo motivo accettò di diventare il segretario dell’allora DOV (Deutsch Osterreichischer Alpenverein) il Club Alpino austro tedesco.

Intuendo le prospettive del turismo per le popolazioni delle zone alpine fondò l’associazione “Verein fur Alpenhotels” connubio che promuoveva la realizzazione di hotel nelle località montane. Uno dei più prestigiosi alberghi della zona di quell’epoca dove trascorse le vacanze è stato il Grand Hotel Carezza al Passo di Costalunga, situato nei pressi dell’omonimo lago; ospiti illustri come la Principessa Sissi, moglie dell’Imperatore Francesco Giuseppe furono clienti del sopracitato hotel divenuto oggi una multiproprietà. Christomannos intuì, inoltre, che l’utilizzo dei territori montani poteva avvenire solo attraverso la valorizzazione del paesaggio e la creazione di un’adeguata rete viaria. Sollecitò la costruzione delle prime vie di comunicazione, la sua determinazione unita ai suoi buoni rapporti con i ministeri di Vienna fece si che le sue idee si concretizzassero. Morì improvvisamente a Merano il 30 gennaio 1911 ad appena 57 anni.

A lui dobbiamo un ringraziamento per aver reso celebre il territorio dolomitico. Chi frequenta o ha frequentato le Dolomiti, non può non aver percorso per intero o a tratti la “Grande Strada delle Dolomiti” che da Bolzano porta fino a Dobbiaco passando per la Val d’Ega, il Passo di Costalunga, la Val di Fassa, il Passo Pordoi, Livinallongo, il Passo Falzarego, Cortina d’Ampezzo e poi per Podestagno al cospetto della magnifica Croda Rossa, il Passo di Cimabanche e la Valle di Landro a Dobbiaco in Val Pusteria. Bastano questi nomi a evocare i più importanti gruppi dolomitici che si affacciano sulla SS 48. Al suo centro la “Regina delle Dolomiti” la Marmolada; infatti la SS 48 è la via più breve da Bolzano alla Marmolada, la circonda con una larga curva verso settentrione per poi dirigersi verso Cortina.

Dalla “Grande Strada delle Dolomiti” si ramificarono tutte le principali vie di comunicazione: presso Arabba la strada di Marebbe proveniente, per Brunico e San Lorenzo, dalla Pusteria valicando il Passo di Campolungo; la strada della Val di Fiemme, la quale salendo da Ora e da Egna prosegue per Cavalese e Predazzo verso Moena per entrare nella SS 48 dopo essersi congiunta con la strada da Feltre – Primiero – San Martino di Castrozza – Passo Rolle; la strada di Alemagna proveniente da Belluno. E tante altre ancora come la strada della Val Gardena da Chiusa per Ortisei e poi verso Marebbe per il Passo Gardena oppure verso Canazei e la Val di Fassa per il Passo Sella; la strada da Bressanone a San Lorenzo Val Badia per Afers; la strada di Sesto per il Monte Croce e altre importanti e note con le quali sono state completate la rete stradale delle Dolomiti e collegati fra loro tutti i punti principali della regione dolomitica.
Una girandola di nomi e località famose possono essere evocate parlando della Grande Strada delle Dolomiti: la Val d’Ega, il Latemar e il Lago di Carezza, i Gruppi del Catinaccio, del Sassolungo e del Sella, la Marmolada, le montagne di Cortina, le Tre Cime di Lavaredo, insomma tutta la bellezza dell’incantevole paesaggio dolomitico.

Val d’Ega, primi del 900 (www.provincia.bz.it)
L’opera stradale benché complessa supera grandi difficoltà e raggiunge straordinarie altezze con facilità e talvolta eleganza. In media la pendenza è del 6,5 per cento. Da Canazei al Passo Pordoi in 12 chilometri supera un dislivello di m. 779; nella successiva discesa verso Arabba in 10 chilometri m. 630. L’ascesa del Pordoi consta di 61 curve con raggio minimo delle curve di m. 10. Da Livinallongo al Falzarego la strada supera un dislivello di m. 642, e dal Falzarego a Cortina m. 893. La spesa complessiva dei lavori ammontò a oltre due milioni di corone.

I lavori nel tratto del Pordoi iniziarono nel 1904 e furono ultimati nel 1907; il tratto dal Falzarego a Cortina fu inaugurato nel 1909. La Direzione dei Lavori fu affidata al consigliere Von Ritt e agli ingegneri Greil e Maier. Collaborarono anche gli ingegneri Dal Lago, Maser, de Riccabona e Riehl.

Benchè la SS. 48 non raggiunga l’altezza di quella dello Stelvio (m. 2.760 che conta ben 48 tornanti sul versante altoatesino e 36 su quello lombardo), progettata dall’Ing. Carlo Donegani sempre agli inizi del XIX secolo nella parte occidentale dell’Alto Adige, può tuttavia competere per bellezza con quella che fu detta la più incantevole e alta strada d’Europa. Fu così che l’Italia ebbe una delle più attraenti e originali strade alpine del mondo. All’epoca della costruzione era percorribile in carrozza, ma anche a piedi, se buoni camminatori, in tre giorni il tratto Bolzano – Dobbiaco e cioè: il 1° giorno da Bolzano per il Passo di Costalunga a Canazei (km. 51), il 2° giorno da Canazei per il Passo Pordoi a Livinallongo e per il Passo Falzarego a Cortina (km. 61), il 3° giorno da Cortina a Dobbiaco (km. 30), o viceversa, nulla a che vedere con i mezzi di trasporto odierni.

Più percorso più volte questa strada, in un senso o nell’altro, sia nella sua totale lunghezza che per brevi tratti e la parte che mi ha sempre più emozionato è senz’altro il primo tratto da Bolzano. Cioè da Cardano, nei pressi di Bolzano per la Val d’Ega, che offre delle attrattive di primissimo ordine.
Pareti rocciose gigantesche danno un aspetto cupo a una stretta gola, attraverso la quale fra colossali massi discende il torrente. Passando su ponti, gallerie e tra rocce a strapiombo, la strada sale ripida tra le pareti di porfido quasi verticali. In questa prima parte troviamo il Castello di Carnedo che si erge su uno sperone roccioso all’ingresso della Val d’Ega, da qui si possono osservare le prime maestose vette delle Dolomiti, le vette del Col Cornon, nel gruppo del Latemar, fino a giungere al capoluogo della valle Nova Levante che si trova sul pendio della collina più alta d’Europa e posta in una delle posizioni più stupende delle Dolomiti ai piedi del leggendario massiccio del Catinaccio e del Latemar.

Non è di meno rilevanza il leggendario laghetto di Carezza chiamato anche “lago dell’arcobaleno” per il suo stupendo colore. Salendo dal Passo di Costalunga al Rifugio Paolina la vista spazia oltre che sui gruppi rocciosi del Latemar e del Catinaccio, sui pendii del Passo di Lusia, il gruppo del Cimon della Pala e della Marmolada.
Difficilmente oggi chi percorre questo tragitto, famoso in tutto il mondo, si rende conto di quanto sia stata geniale ed innovativa l’idea di Christomannos di tracciare questo perorso. Al tempo della costruzione la Strada delle Dolomiti era parte dell’Impero Austro Ungarico che modernizzò e utilizzò al meglio quest’angolo tra i più nascosti del proprio territorio. L’Europa aveva un assetto diverso da quello odierno.
La costruzione dell’opera si svolse in un tempo di profondi mutamenti. Nascevano le linee ferroviarie sul Brennero e nel territorio di Dobbiaco e, dove la ferrovia non poteva superare i valichi alpini, furono costruite le strade. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale l’Italia si schierò contro l’Austria, fu subito chiara l’importanza militare della Strada delle Dolomiti che rappresentò l’asse portante e fondamentale per i vari trasporti di materiali e militari e delle forze armate.

Dopo la Grande Guerra, la strada divenne proprietà dell’Italia come tutto il sud Tirolo e con esso la regione dolomitica. L’importanza militare della strada andò svanendo ed essa divenne un’importante arteria che favorì lo sviluppo economico della regione.
Il turismo alpino, già fortemente sviluppato in Austria, ebbe così un formidabile sviluppo anche in Italia; tranquilli villaggi di montagna si trasformarono negli odierni splendidi centri turistici. La Seconda Guerra Mondiale toccò le Dolomiti molto marginalmente verso la sua conclusione, e non compromise lo sviluppo economico della regione.

Negli anni del boom economico, che portò benessere e sicurezza finanziaria, il turismo nella regione dolomitica raggiunse aspettative inimmaginabili, consolidate poi alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX. Forse neppure Chistomannos avrebbe potuto prevedere, nel 1909, quello che sarebbe accaduto nelle Dolomiti nel volgere di pochi anni. E’ certamente a lui che va riconosciuto il merito di avere avuto l’intuizione che questa strada avrebbe potuto rappresentare, e a lui siamo debitori per gli splendidi scenari che di volta in volta appaiono ai nostri occhi quando percorriamo questa spettacolare strada. Erano queste le basi per un razionale sviluppo economico della regione. Sportivi dello sci, alpinisti e turisti di ogni parte d’Europa compresero quanto fossero accoglienti le strutture alberghiere. Christomannos comprese che il nascente turismo alpino aveva bisogno di pubblicità: si potevano rileggere le imprese degli alpinisti negli annuari e nelle pubblicazioni delle associazioni alpine, ma era necessario un vero giornalismo alpino su quotidiani e settimanali a larga diffusione.

Una promozione, questa, che avrebbe finalmente coinvolto persone che disponevano di quelle grandi risorse economiche necessarie allo sviluppo delle valli dolomitiche. Theodor Christomannos fu l’artefice indiscusso della trasformazione di questo territorio, fino a quel tempo non certamente florido dal punto di vista economico.
La terra calcarea non era feconda e la scarsa economia agraria bastava solo alla sussistenza, non si poteva ricavare molto dai pascoli pietrosi dove, da sempre, incombeva il pericolo di frane e smottamenti.
Là dove pascolavano mucche da latte oggi vi sono impianti sciistici di primissimo livello mondiale.

Il nascente alpinismo aveva scoperto, in primo luogo, le montagne delle Alpi Occidentali. Nel 1876 era stato scalato per la prima volta il Monte Bianco e alla metà dell’800 erano stati fondati i primi Club Alpini.
Giunse il tempo delle grandi scalate, il tempo dei celebri alpinisti e scalatori, guide alpine, il tempo dei primi rifugi, gli albori degli sport sciistici. Nasceva la cultura della montagna e del suo utilizzo, il nuovo secolo si affacciava prepotente con i suoi straordinari cambiamenti.
Gli inglesi per primi srirono il fascino delle scalate sulle crode dolomitiche. E così le Dolomiti finirono in primo piano: ferrovie e strade rendevano praticabile il territorio quasi inaccessibile in passato e nomi come John Ball, Emil Zsigmondj e Paul Grohmann fecero la storia alpinistica di queste montagne. Guide come Dimai, Tita Piaz e Innerkofler non furono da meno e anzi furono importanti per avviare e consacrare l’alpinismo italiano.

Per l’alpinismo, che doveva diventare elemento portante per il nascente turismo, era assolutamente necessario trovare il sistema per organizzare e disciplinare questo flusso sempre crescente di appassionati, ai quali dovevano essere garantiti alti livelli di standard alberghiero. Era necessario in buona sostanza inventare “ex novo” il turismo e tutte le sue infrastrutture. Chi oggi soggiorna nelle Dolomiti può forse solo immaginare come sia stato faticoso trasformare questo paesaggio, a suo tempo quasi inaccessibile, in un parco naturale in grado di soddisfare le esigenze e aspettative di tutti coloro che amano l’avventura.

Theodor Christomannos è considerato unanimemente l’uomo che aprì questi luoghi al turismo e all’attenzione del grande pubblico. Nel Settembre 2009 in omaggio ai 100 anni dell’inaugurazione del collegamento che rendeva accessibili le valli tra Bolzano e Dobbiaco, fu organizzato un corteo di auto d’epoca che ripercorse l’itinerario sino a Cortina. Circa trentacinque veicoli parteciparono all’iniziativa promossa dal Cortina Car Club. Insieme a loro viaggiò anche un esemplare di Corriera delle Alpi, per una rievocazione che aveva poco di alpinistico ma che di certo ricordò un cambiamento storico. Il corteo percorse la strada delle Dolomiti in tre giorni, con tappe di circa trenta chilometri l’una. Un tour di quasi 110 chilometri che attraversò il Passo di Costalunga, il Pordoi, il Falzarego, salendo sino a quota 2.000 e costeggiando le cime delle Tofane, del Lagazuoi, sino a sfiorare tutti i gruppi montuosi più ammirati della zona, dal Cristallo alle Cinque Torri. I veicoli furono scelti per rappresentare un po’ tutti i decenni dal 1909 al 2009, dagli esemplari di inizio secolo sino ad alcune Ferrari di pregio.

I festeggiamenti del centenario partirono venerdì 11 Settembre a Bolzano. Gli equipaggi delle auto coinvolte partirono per Vigo di Fassa dove sostarono per la prima tappa del corteo. Sabato 12 il corteo riprese il viaggio verso Canazei e arrivò poi a Arabba. Domenica 13 i veicoli fecero da scorta ai mille ciclisti della Gran fondo Stars – Frw – Weber, una corsa per gli amanti delle due ruote che partì quella mattina alle 9,30 da Arabba.

Per l’occasione ci fu anche un corteo di biciclette storiche a cura dell’Associazione “L’eroica ciclismo storico” di Siena.

Le automobili si fermarono al Passo del Falzarego e arrivarono fino a Cortina. Fu fatto anche un concorso che premiò l’auto più rappresentativa del corteo.
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