In ricordo di un amico di Stefano Cerchiai

Annuario 2011

Caro Massimo,

ti ho conosciuto nell’89, quando iniziai a frequentare il coro, e da allora ho avuto sempre molta stima nei tuoi confronti: mi sei sempre sembrato una persona seria, leale, concreta, affidabile. Ho poi scoperto che anche tu eri stato scout (anzi: uno scout è per sempre) e che solo per caso non ci eravamo trovati prima.

Ho avuto piacere della tua amicizia, anche quando ci sfottevamo a vicenda come si usa tra “baritoni” e “bassi”. Ricordo di alcune nostre chiacchierate durante le gite con il coro o quando si andava a sciare insieme, oppure durante le cene nella tua casa di campagna: discorsi seri e bischerate, concretezza ed allegra compagnia.

Ricorso anche la prima volta che facesti una presentazione dei nostri canti ad un concerto, rimanemmo tutti felicemente colpiti dallo stile, dalle parole e dalla presenza scenica e così diventasti uno dei nostri presentatori d’eccellenza. Quando più di 2 anni fa si rinnovarono le cariche nel consiglio del coro fui lieto di passarti il testimone (un po’ pesante per me) di presidente certo che avresti fatto un buon lavoro. E, infatti, così è stato, abbiamo collaborato insieme, anche se non sempre pienamente in accordo su cosa e come fare, ed il coro ha avuto nuova linfa e spinta per proseguire.

Come per il coro, ancor più per la cara Lucia, per i figli e i nipoti sei stato un punto di riferimento costante, un approdo sicuro e premuroso. Ora tutto questo non c’è più, tu sei andato avanti a cantare in un altro coro insieme a Franco, Ruggero e gli altri coristi che ci hanno lasciato.

Sono sicuro che anche là con loro canterai quel “Som som” che tanto ti piaceva e che il coro ti ha offerto, come ultima carezza, con un groppo nel cuore che faticava a sciogliersi.

È proprio questa carezza che ti voglio porgere ancora.

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