Per ricordare… Giancarlo Dolfi

di Giuseppe (Beppe) Ocello

Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa per ricordare Giancarlo, visto che per oltre 20 anni abbiamo lavorato insieme nell’organizzazione di settimane bianche e verdi.
Non essendo assolutamente bravo a scrivere e ad esprimere sentimenti, sensazioni, emozioni che hanno caratterizzato questo lungo periodo di tempo, mi limito a raccontare un episodio nel quale, per me, c’è un po’ la sintesi di Giancarlo: l’estrosità, l’imprevedibilità, la testardaggine, l’allegria, la competitività.

È un episodio che mette insieme il piacere di andare in montagna, di stare in compagnia e di mantenere rapporti di amicizia con le famiglie ed i ragazzi che partecipavano alle settimane bianche.
Nel gruppo dei numerosi ragazzi che abbiamo avuto ai corsi, c’erano tre famiglie i cui figli e figlie si erano susseguiti negli anni nel partecipare alle nostre attività: tutte con tre figli, per cui la loro conoscenza si era rafforzata essendo proseguita per sei o sette anni di seguito e si era creato con loro un rapporto di amicizia.
Due di queste famiglie erano solite andare in vacanza in Valle d’Aosta, l’altra al mare. La scelta di andare a trovarle fu semplice: “….. andiamo in Valle d’Aosta ?!.. Ok andiamo!”
Arriva l’estate ed arriva d’improvviso la telefonata di Giancarlo:”… domani si va, preparati!” “Domani?” – dico io -”Sì sì, domani “- risponde Gianca.
L’indomani, io in sella alla mia Aerrmacchi 350, lui con la Guzzi 850 con dietro zaini e tenda, siamo pronti a partire.
Faccio presente quale sia, per me, il percorso più breve e lui mi risponde:…“ma una puntatina in Dolomiti no?“
“Caspita” – rispondo, -“ma sono dalla parte opposta!!”
“Sì” – replica – “e s’allungherà un po’, ma si fa un’arrampicatina, poi ci si ferma dall’Angela al Pordoi e si sta due o tre giorni li!”
L’albergo dell’Angela era per me un luogo magico: le settimane bianche con gli studenti delle superiori fanno parte dei miei ricordi più belli dei corsi di sci.
I ritrovi serali con i ragazzi, quelli che più caratterizzavano le nostre settimane e che certamente sono stati un momento distintivo rispetto a quelle organizzate da altri gruppi, sono stati formidabili. Le scenette che preparavamo con Gianca –  dall’ “assiderato“ alla “motocicletta“, allo “zoppo“, al “sir“, al “dumbo“, – alle barzellette  interpretate insieme agli studenti, alle cantate serali con tutti i ragazzi sotto le finestre degli alberghi vicini, alla formidabile “guerra a pallate “ a metà strada fra il Belvedere  ed il Passo, fra  i due alberghi dove avevamo i ragazzi, in una serata di luna piena con il luccichio della neve che aiutava ad illuminarci, sono ricordi indelebili.
Risultato finale: mi convinse!.

Partimmo a metà pomeriggio e dopo aver dormito in tenda dietro un cespuglio in un campo coltivato, finalmente arrivammo al Pordoi.
Naturalmente la mattina di poi eravamo già in parete ad arrampicare ed ecco un altro degli aspetti di Giancarlo: “….Beppe… e un mi ricordo più di dove si passa,…..e un ce la fò più, … io provo di là …. te fammi assistenza …”.
Potete immaginare che piacere sia stato il mio a sentire queste parole. Mi venne subito in mente la prova di “assistenza” che facevamo al corso di roccia dove, simulando la caduta di un compagno, dovevamo controllare il volo di un copertone lanciato nel vuoto per 10-15 metri. Pur essendo un semplice copertone di un’auto, molti di noi sono stati trascinati in terra dal contraccolpo, con conseguenti fragorose risate dei vari Valdo, Mario, Giovanni.
Il pensiero che non si trattasse di un copertone ma di un uomo di 75 chili mi mise in ansia, controllai i chiodi e sperai in bene.
Così fu e il salmo finì in gloria.

Il giorno dopo, altra arrampicata, questa volta, per fortuna, senza perdita di memoria da parte di Gianca e così, soddisfatto il desiderio di arrampicare, ci preparammo a partire per la Valle d’Aosta.
La mattina seguente appena svegli, ci accorgemmo che aveva nevicato:
 “ .. e adesso icchè si fa.??.” disse Giancarlo.
Non si poteva certo partire in moto con la neve sulla strada.
Ci toccò aspettare fin verso le 11 prima di poter ripartire e poi scendemmo a valle a velocità ridottissima. Questo naturalmente aveva fatto sballare tutti i tempi di viaggio ed infatti arrivammo a poco più delle 3 di notte in val d ‘Ajas. Ovviamente non potendo pensare di farsi ospitare da nessuno, né di cominciare a montare la tenda, tirammo fuori il sacco a pelo e dormimmo sotto gli abeti nel bosco.

La mattina dopo fummo accolti con sorpresa e con grande entusiasmo dalle famiglie che, dopo averci rifocillato ci invitarono a seguirli in una camminata sul Testa Grigia, gita che avevano programmato da giorni. Non eravamo certo nelle migliori condizioni di freschezza, ma come sempre, l’entusiasmo contagia e ti dà una gran verve e poi Giancarlo, alpinista per antonomasia, non poteva certo tirarsi indietro.
Durante il percorso ci divertimmo coi ragazzi ad arrampicarci su piccoli massi trovati lungo il sentiero, a cantare – come si sente la quota quando si canta !- e con scherzi vari, tanto che i genitori erano stupiti della vivacità dei loro figli e nostra.
Dopo due giorni di camminate e di vita trascorsa con le due famiglie ripartimmo per Firenze: ho ancora viva l’immagine di questi ragazzi che seguitavano a salutarci, sbracciandosi finché ci hanno potuto vedere.
Per fortuna non ci fu nessuna variante al programma di rientro, forse Giancarlo era soddisfatto e forse un po’ stanco, ma sicuramente ambedue eravamo molto contenti!

Ciao Gianca

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