Sentiero Italia

Un’opportunità e una sfida per la valorizzazione delle terre alte di Giancarlo Tellini 

di Giancarlo Tellini

Negli ultimi anni anche in Italia, come già avveniva in altri paesi europei, è stata definita una politica per valorizzare il territorio, e soprattutto il suo immenso patrimonio artistico e culturale al di fuori delle città d’arte, attraverso la pratica dell’escursionismo. Al consueto tipo di frequentazione della montagna si sono aggiunte quindi altre forme di cammino, a lunga percorrenza, non solo focalizzate sugli aspetti ambientali, ma maggiormente orientate alla conoscenza culturale e alla ricerca delle tradizioni storiche e religiose.  

Il 2016 è stato l’anno dei “cammini”, il 2017 quello dei “borghi”, il 2018 quello del “cibo”. Ogni anno si è cercato un tema che caratterizzasse il nostro territorio. Nel 2019 si è celebrato, in modo riepilogativo, il “turismo lento”. Il modello ispiratore è stato l’affermatissimo “Cammino di Santiago de Compostela” che fin dalla metà degli anni ‘80 si sviluppò su un antico percorso medioevale e poi, negli anni, ha avuto un grande successo. Per l’escursionista non si tratta di realizzare imprese sportive percorrendo centinaia di chilometri, l’obiettivo è arricchirsi di un’esperienza unica e riuscire a trovare un’armonia sia nel fisico che nello spirito lontano dalla quotidianità. In questi anni molte iniziative sono state attivate ed alcuni cammini hanno avuto e stanno avendo particolare successo determinando una forte crescita dell’escursionismo. In Toscana: la via Francigena, le vie di San Francesco, la via degli Dei, il cammino di san Bartolomeo, la via Matildica, alcune vie romee – per citarne alcuni – sono percorsi molto frequentati

Nel 2018 il Club Alpino italiano, nel suddetto scenario, ha deciso di promuovere un ambizioso progetto ripristinando il Sentiero Italia per dare visibilità e valorizzare le “terre alte”, con i loro scenari, i paesi e le loro tradizioni. Si tratta di 6880 km di itinerario che attraversa la Sardegna, la Sicilia, tutto l’Appennino e poi l’arco Alpino e consente di percorrere le montagne di tutta la penisola e delle isole principali. Un’idea che fu avviata negli anni ’80 (trovando il suo momento di maggiore successo nel “Camminaitalia” del 1995) e poi, nel tempo, in parte abbandonata. 

Il CAI ha mobilitato tutta la sua struttura per affrontare una sfida molto impegnativa, coinvolgendo numerosissimi soci che si sono dedicati con grande determinazione al ripristino del percorso, modellandolo alle esigenze attuali. 

Al fondamentale lavoro delle sezioni si è affiancato un grande impegno mediatico. Trasmissioni televisive, radiofoniche, dibattiti, un sito web dedicato e produzioni editoriali. Fra queste, oltre alle frequenti notizie nella stampa sociale è stata realizzata, insieme al National Geographic, una collana di nove volumi, ricca di contenuti, di articoli di grande interesse e splendide fotografie. 

Fra marzo e ottobre del 2019, in ogni regione, si sono svolte manifestazioni che hanno consentito di effettuare un’inaugurazione itinerante del percorso partendo dalla Sardegna fino al Friuli Venezia Giulia. In Toscana l’evento si è svolto il 29 e 30 giugno con quattro escursioni, molto partecipate, e la cerimonia finale al rifugio Duca degli Abruzzi del Lago Scaffaiolo, dove il nostro presidente regionale CAI ha consegnato al suo omologo presidente emiliano romagnolo, un “libro di bordo” riportante le impressioni ed i pensieri scritti dai nostri soci presenti. 

Nella nostra regione il Sentiero Italia CAI, ripercorre in gran parte il percorso della GEA (Grande escursione Appenninica); insieme alle sezioni CAI emiliane romagnole abbiamo effettuato delle modifiche all’itinerario preesistente, transitando sui due versanti, per facilitare l’accesso ai luoghi dove è possibile trovare ospitalità; questo è l’aspetto più critico in gran parte dei 414 km, 26 tappe, che vanno da Bocca Trabaria al confine con le Marche al passo dei due Santi al confine con la Liguria.  

Il presidio che effettua la nostra sezione di Firenze, va dal valico Citerna fino al monte Falco per 65 chilometri. È un tratto con particolari difficoltà, probabilmente fra le maggiori di tutto il tratto appenninico toscano, per vari aspetti. 

-La manutenzione: in gran parte del percorso è necessaria un’attività impegnativa a causa della eccessiva vegetazione che, in particolari situazioni climatiche, richiederebbe più di un intervento ogni anno. 

-L’ospitalità: ad eccezione dell’incrocio con l’affermatissima “via degli Dei” al passo della Futa, non ci sono possibilità d’alloggio lungo il percorso, soltanto soluzioni di ripiego o altre che richiedono uno spostamento rispetto allo stesso, a volte anche significativo.  

-I rifornimenti: da Montepiano, nel pratese, per decine di chilometri non si incontrano paesi fino a Badia Prataglia nel Casentino. L’escursionista, nel percorrere questo tratto, deve opportunamente organizzarsi per assolvere autonomamente alle proprie necessità. 

I cammini e gli itinerari a lunga percorrenza, in generale, hanno successo se adeguatamente supportati da accordi fra le amministrazioni comunali attraversate, mirati a facilitare la fruibilità dei percorsi.  Inoltre è molto importante promuovere detti itinerari organizzando gite e manifestazioni. A questo fine diventa indispensabile il ruolo non solo di associazioni, come ad esempio le sezioni CAI, ma anche di privati che propongano pacchetti turistici e delle pro-loco con iniziative finalizzate a stimolare la frequentazione di questi luoghi, interessando anche i territori e i paesi limitrofi. 

Per l’escursionismo moderno è molto importante la presenza di adeguati servizi: l’ospitalità, i punti di ristoro, l’assistenza per il viaggio, le connessioni digitali, i trasporti; in montagna è più complesso fornirli secondo le attese degli escursionisti. 

Il progetto CAI sta offrendo un’opportunità affascinante per i frequentatori delle montagne, ma c’è ancora molto lavoro da fare. 

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