Traversata Carnica e Monte Grappa

Testo e foto di Guido Verniani

Due gite nella storia intorno al fiume Piave tra grandine e Merlot 

Ripercorrendo con la mente e con le foto gli itinerari della traversata Carnica e del monte Grappa ci accorgiamo che questi ambienti hanno molti tratti in comune. Sono legati fra di loro dal sottile filo ideale che è la memoria dei combattimenti della Grande Guerra. 

Il sentiero Spinotti

I confini in Europa sono stati cancellati, osservazione banale si dirà, ma percorrendo sentieri che attraversano ripetutamente le delimitazioni geografiche senza segni formali e distintivi, si coglie l’immensità delle montagne e la loro non appartenenza a nessuna nazione. 

L’amico Sergio Stibelli della Sezione XXX Ottobre di Trieste, profondo conoscitore degli eventi della prima guerra mondiale e guida preziosa nei due percorsi, ci fornisce informazioni geografiche, storiche e naturalistiche che ci permettono di entrare in modo più consapevole nel mondo particolare di queste parti delle Alpi.  

Un momento dell’illustrazione degli eventi sul Monte Grappa

Il gruppo del monte Grappa è conosciuto per i tristi eventi che portarono alla fine della Grande Guerra. L’itinerario che percorre la dorsale che porta a cima Grappa attraverso il monte Asolone ed il col della Berretta è indicato dai cartelli come via Europea. Incredibile!! Qui, su queste cime intorno al Grappa si sono svolte furibonde battaglie nel 1918 con circa 100.000 morti. Il loro sacrificio forse è servito a ritrovare una pace silenziosa tra questi monti. Austriaci e Italiani sono sepolti nell’immenso e spettacolare sacrario che domina la valle dalla cima Grappa. 

Le appartate e selvagge Alpi Carniche pur confinando con le blasonate Dolomiti, offrono panorami e ambienti decisamente diversi ma ugualmente affascinanti. 

Abbiamo salito la cima Peralba, il Pic Chianedis, il Coglians, ma soprattutto abbiamo percorso chilometri di sentieri, dalla sorgente del Piave al Passo di Croce Carnico, in grande solitudine riappropriandoci del silenzio e del gusto dell’osservazione.  

Le maestose montagne di calcare bianco accecante nel sole solcate da profonde vallate con ancora i segni della disastrosa tempesta di vento dello scorso anno, non hanno niente da invidiare ai colori delle Dolomiti. Le lunghe code di turisti che si fermano a osservare le Tre Cime di Lavaredo qui non ci sono. I dislivelli sono notevoli, ai rifugi si arriva solo a piedi. Non ci sono gli impianti di risalita che hanno urbanizzato le Dolomiti. Un freno allo sviluppo turistico oppure un vantaggio? Ognuno provi a darsi una risposta.  

Nei rifugi Calvi, Lambertenghi e Marinelli dove abbiamo soggiornato, abbiamo trovato ovunque ottima accoglienza e familiarità. Non comitive vocianti appena sbarcati dalla funivia, ma solo escursionisti appagati dalla salita e desiderosi di godersi il riposo ed il panorama in tranquillità. Ottimo cibo e soprattutto fiumi di ottimo Merlot. Nel Friuli non gustare l’alcol è impossibile e quindi vino e grappa non sono mai mancati.  

Il Coglians è la cima più alta del Friuli, 2780 mt. Lì tutti ci tengono a farlo notare, naturalmente noi gli rendiamo omaggio facendo la salita per la via normale, da altri tempi, lunga e faticosa. 

Ai piedi della sua parete nord c’è il lago di Volaia, splendida gemma verde-blu come si conviene ad un lago glaciale. Peccato che il ghiacciaio che fino a circa 40 anni fa arrivava alla sponda del lago non c’è più e al suo posto ora c’è un amena spiaggetta con ombrelloni e sdraio.  Prossimo arrivo forse il pedalò? Scherzi della natura o cambiamento climatico? 

Il panorama dalla cima è ovviamente grandioso ma le nubi lo nascondono quasi sempre e anche con noi non ha fatto eccezioni. La discesa da questa arcigna e imponente montagna, per complicati gradoni, ci ha anche regalato un abbondante grandinata. 

Lungo la traversata Carnica e sul Grappa sono presenti ovunque i resti della Grande Guerra. Dovunque si trovano postazioni militari scavate nella roccia. Fortini, caserme, trincee, gallerie, crateri causati dalle cannonate, mulattiere per gli approvvigionamenti. Sono la memoria di un passato da non dimenticare. 

Stupefacente la strada che percorriamo da S. Liberale verso la cima Grappa, 1000 metri di dislivello arroccati sul ripido fianco della montagna, una successione di tornanti magistralmente disegnati che ci portano diretti verso il cielo. 

La strada verso il Monte Grappa, sentiero 153

Il monte Asolone, ad occidente del Grappa, fu teatro di battaglie ferocissime per circa un anno dal 1917 al 1918. Sulla cima un cippo ricorda tutti i soldati uccisi, ma colpisce soprattutto una frase di Mario Rigoni Stern scolpita nel marmo. “Vi era un bel sole: tutto era chiaro e trasparente, solo nel cuore degli uomini era buio”. 

Un’ultima banale, ma non troppo, considerazione. Durante i cinque giorni della traversata Carnica non siamo mai stati connessi. La traccia di Georesq è rimasta desolatamente vuota. 

Siamo sopravvissuti allegramente e quindi non sollecitiamo nessuna autorità a fornire la zona di adeguata copertura. Basta il telefono a scatti dei rifugi.

Gli autori della traversata Carnica al rifugio Marinelli (foto A. Ciabatti)
Condividi questo articolo attraverso i tuoi canali social!