Centri storici e montagna toscana

Testo e foto di Carlo Natali

Non è una novità affermare che la Toscana è una regione ricca di storia e per questo dotata di una quantità e qualità enorme d’antichi insediamenti. 
Fra i tanti modi di approccio al tema e di scelta dei centri coerenti con essi si considerano quelli mirati sulle finalità del CAI. 1 Se la montagna può vivere in autonomia, l’uomo ha interagito con essa da tempi millenari e le ha impresso un volto, risultato delle conoscenze e delle opere fatte per far fronte ai suoi bisogni in un ambiente difficile. 
Questa cultura è sedimentata nell’organizzazione del territorio di sussistenza e nei suoi luoghi di vita. Nell’evoluzione subita per adattarsi alle mutevoli esigenze, i centri hanno mantenuto tracce di questa evoluzione, frutto del rapporto uomo-montagna e della civiltà sottesa. E’ questo lo spirito con cui essi devono essere avvicinati e studiati. 
Di conseguenza il taglio di queste brevi considerazioni sui centri storici montani non è turistico, intende entrare in due inedite componenti con cui il potere nelle sue varie forme e soprattutto le comunità li hanno pensati e modellati nel tempo: geometria/razionalità e invenzione/fantasia. 

Razionalità e invenzione nei centri storici toscani del medioevo 

Fin dai tempi antichi la costruzione delle città è stata improntata a principi di razionalità e di geometria: razionalità nella scelta dei luoghi, nell’organizzazione in funzione delle pendenze in grado di garantire il deflusso delle acque, del migliore orientamento per l’uso ottimale dell’energia, nel disegno urbano per mettere al centro i valori della collettività. Nelle città di fondazione ellenistiche (Olinto, Pella, Dion) e romane alla razionalità si affiancava la geometria dell’impianto urbano, che conferiva ordine, chiarezza ed economicità e comunicava agli abitanti un preciso sistema di regole. 

Anche se informate a principi di razionalità e geometria, le città sono tutte diverse fra loro con propri caratteri identitari. 
Compiendo un lungo salto temporale e geografico, tali principi si ritrovano anche nelle città fondate nel XIII secolo, agli albori delle prime comunità-stato in Italia. In particolare li ritroviamo nelle cinque città fondate alla fine del XIII secolo dalla Repubblica Fiorentina, pochi decenni dopo le bastides francesi. 
Esse furono progettate seguendo una costruzione geometrica, diversa secondo la grandezza e la forma riferite al popolamento previsto, alle caratteristiche del luogo, alle accessibilità e alle esigenze sociali. 
Fra queste particolare era Castelfranco di Sopra (Ar) (Arnolfo di Cambio – 1299). Prevista su un lembo di altopiano sull’antichissimo tracciato della Cassia Vetus in un luogo stretto fra due incisioni, l’impianto urbanistico è un parallelogramma modulare in braccia fiorentine, appena schiacciato con i lati di proporzioni 7X9 (fig. 1).  

Fig. 1

Negli altri insediamenti medievali a impianto non progettato, razionalità e invenzione consentono ancora di materializzare le mutevoli esigenze in insediamenti, sempre sorprendenti per la fantasia espressa dalla cultura locale. Tali principi sono alla base della scelta dei luoghi e della forma degli insediamenti. 

Gli esempi in merito sono infiniti in Toscana: Lucignano (Ar), sulla sommità di un colle dolcissimo di forma ovale e il tessuto urbanistico che ne ripercorre la forma lungo una curva di livello; Pitigliano (Gr), su un ultimo lembo d’altopiano vulcanico delimitato da alte scarpate naturali e dalla rocca aldobrandesca nell’unico punto vulnerabile (fig. 2); Rio nell’Elba, a lato di un importante affioramento idrico connesso alla particolare posizione di due formazioni geologiche (fig. 3)! 

Fig. 2
Fig. 3

La funzione originaria orienta la forma 

Se le caratteristiche fisiche del luogo sono importanti nell’orientare la morfologia del centro, il motivo principale dell’ubicazione va ricercato nella funzione che ne ha determinata l’esistenza. Questa è a sua volta fondamentale per l’assetto urbanistico, che nei tratti essenziali resiste nel tempo nonostante le mutate esigenze. Le motivazioni di persistenza sono molteplici, prevalentemente legate al regime patrimoniale e d’uso che la funzione determina con le opere connesse.  
Traccia della persistenza dei segni conseguenti la funzione originaria può essere trovata nella morfologia del centro di scambio. Condizione originaria per la sua formazione è l’esistenza di un incrocio tra percorsi di ampia frequentazione in un luogo pianeggiante, di solito in stretta relazione con un castello. 
La morfologia del centro di scambio è caratterizzata dalla presenza di un ampio spazio aperto edificato perimetralmente e attraversato dai percorsi generatori. L’edilizia è di tipo mercantile, spesso dotata di portico per favorire gli scambi in condizioni climatiche avverse. Casi emblematici Greve in Chianti ai piedi del castello di Monteficalle2 e di Stia (Ar). 
In zona pedemontana Fivizzano (Ms), a valle del Castello della Verrucola, e Stia, sorto come naturale allargamento fra il percorso proveniente dal Castello di Porciano dei Conti Guidi nel punto d’incontro di quelli per la Pieve di Romena e per il Casentino (fig. 4). 

Fig. 4
Fig. 4a

Villaggi aperti e borghi fortificati 

I villaggi aperti sono insediamenti formatisi in modo spontaneo sui percorsi di collegamento con le loro aree di sussistenza, con cui erano perfettamente integrati, imprescindibili per localizzazione e forma. 
L’esclusiva funzione agro-silvo-pastorale, cui potevano affiancarsene altre piccole di servizio, era alla base della loro esistenza; essi erano localizzati in stretta relazione con aree favorevoli alla sussistenza, alimentare ed energetica: pendenza, tipo di suolo, disponibilità d’acqua, condizioni di stabilità. 
Carattere comune ai villaggi aperti è l’assenza di opere di difesa. L’assetto urbanistico era caratterizzato da un’organizzazione strettamente funzionale ai bisogni essenziali della comunità – la prima è la fonte-lavatoio – e privo di emergenze edilizie in assenza di gerarchia sociale, che potevano sovrapporsi nel tempo per interesse superiore.  
La loro localizzazione è strategica nei confronti delle aree di sussistenza (agricole, pascoli, castagneto, bosco), rispetto alle quali si dispongono marginalmente in modo da eroderne al minimo le dimensioni e massimizzarne le potenzialità. 
La casistica è vastissima: tratti di questo tipo di centro sono ben leggibili in Longoio (Val di Lima) con piazzetta di vicinato e cappella in comune con il vicino Mobbiano (fig. 5). 

Fig. 5

I borghi fortificati sono insediamenti concepiti, o trasformati, per essere protetti da una cinta muraria o altro sistema difensivo. 
Sono nati per una funzione strategica, controllo territoriale, di vie di comunicazione o di confine (Castiglione Garfagnana, Cocciglia (Lu), Popiglio (Pt), la protezione di una o più funzioni strategiche (mercato, governo locale, ecc.) (Fivizzano, Cutigliano, San Marcello P.se) o di protezione della popolazione e dei beni in zona di confine. 
La loro localizzazione arroccata e ben difendibile è pensata per rispondere al meglio alla funzione d’origine. 
Nella maggior parte dei casi, le fasi di formazione e di evoluzione seguono un preciso percorso, che può essere quello rappresentato nello schema di figura 6, ben leggibile nei casi di Granaiola e Vico Pancellorum (Lu) (fig. 7), Serra P.se e altri. 

Fig. 6
Fig. 7

Il sistema difensivo era di solito costituito da una cinta muraria munita di porte con percorsi d’accesso concepiti per essere facilmente controllati (Castiglione G., Cocciglia, Serra e altri). Nella parte alta del borgo è spesso presente una rocca, normalmente originaria. Anche se diruta o trasformata in altro, questa presenza è riscontabile nella gran parte di essi; oltre i precedenti anche a Benabbio, Casoli, Crasciana, Casabasciana, Lucchio, Boveglio in Lucchesia, e Gavinana, Piteglio, Calamecca, Vellano, Pontito, Castelvecchio nel pistoiese. 
Nella fase castellare e, spesso, nella sua prima espansione il tessuto urbanistico è compatto, con la sola presenza della piazza, luogo di raccolta della popolazione e di esecuzione delle pratiche istituzionali. Come in tutti gli antichi centri, la compattezza garantiva la conservazione energetica e riduceva al massimo l’onere delle fortificazioni e la loro difendibilità. 

Seguendo le caratteristiche morfologiche del luogo, la compattezza del tessuto urbanistico costringeva a soluzioni complesse, razionali e fantasiose. Queste consentivano di ottenere un impianto organico funzionante in grado di comporre le limitazioni fisiche con le componenti urbanistiche (insieme dei fabbricati, percorsi, piazza, strutture difensive, fonte e lavatoio, smaltimento delle acque, ecc.). Organicità che nei percorsi comportava la compenetrazione di rampe, sottopassi, slarghi e muri di contenimento spesso in una sorta di groviglio in cui è tuttavia possibile individuare regole e schemi organizzativi chiari e razionali, come a Lucchio (Lu) (figura 8) o Pontito (Pt) (figura 9). 

Fig. 8
Fig. 8a Foto di Neri baldi

In questi complessi tessuti urbanistici erano particolarmente originali le soluzioni adottate per lo smaltimento delle acque, perché i percorsi non diventassero torrenti, come nella prima espansione di Vico Pancellorum. 

Se tutti i borghi fortificati presentano un’ampia casistica di organizzazione morfologica in rapporto alla funzione originaria e all’orografia, nell’indubbia identità di ciascuno è possibile riconoscere regole organizzative analoghe in situazioni orografiche simili: sono i casi di Calamecca (Pt) e Casabasciana (Lu), ambedue situati su un largo dosso a pendenza sostenuta. Oltre il disegno di un’ex rocca di forma ellittica nel culmine, entrambi gli insediamenti presentano uno stesso schema planimetrico.  

Fig. 9

Alterazioni recenti dei borghi fortificati 

D’altra natura sono gli sviluppi urbanistici recenti dei borghi montani che, per situazioni congiunturali favorevoli, hanno registrato un livello di crescita anomalo rispetto al generale declino. In questi casi gli interventi di adeguamento alla domanda emergente hanno in gran parte stravolto o cancellato caratteri identitari fondamentali. Fra le opere che più hanno inciso sull’assetto urbanistico specie dei borghi castellari sono quelle per la viabilità carrabile con caratteristiche opposte ai percorsi originari e ai centri a essi riferiti. 

Se gli interventi realizzati per il passaggio della FAP e della nuova SS 66 hanno cancellato il volto castellare di San Marcello Pistoiese, più sottile ma non meno devastante è stato il passaggio della SS 12 nel centro di Popiglio, che ha eliminato la piazzetta principale a seguito delle demolizioni effettuate. La strada è diventata il baricentro del recente sviluppo urbanistico, che nega l’originaria identità del centro sorto sul lungo dosso segnato dall’antico collegamento fra le originarie torri di avvistamento e il Ponte delle Campanelle sul Lima realizzato da Castruccio nel 1317, punto di confine e di dogana fra gli stati pistoiese e lucchese (fig. 10). 

Fig. 10

Qualche riflessione finale 

In questa sede è stata considerata solo una piccola parte dei valori urbanistici fra i tanti culturali presenti nel territorio montano. Oltre a quelli naturalistici, sono stati tralasciati tutti gli altri valori antropici prodotti dalle civiltà locali. 
Tale patrimonio non è acquisito per sempre: la sua percezione muta con i valori dell’uomo, dinamici in conseguenza dell’evoluzione tecnologica, economica e sociale. 
Il turismo gioca una parte importante, ma non può essere la sola o prevalente attività nel territorio montano, per il ruolo fondamentale che questo svolge nell’equilibrio ambientale. 
Il turismo può rivestire un aspetto positivo solo se è sostenuto da una società e da un’economia locale in grado di governare il territorio. Perché questo avvenga, è fondamentale una politica complessiva per le aree interne, ricche di valori ma economicamente deboli nel paese, di cui quelle montane occupano la parte principale.  

Condividi questo articolo attraverso i tuoi canali social!