Per non far spengere Fornello

testo di di Giovanni Berti, foto di neri Baldi

Alla scoperta dei resti di una piccola stazione della ferrovia Faentina,
nei pressi della galleria dell’Appennino, divenuta inutile con la cessazione del servizio a vapore e formalmente soppressa nel 1968.

Non ricordo con precisione quando avvenne la mia prima visita a Fornello. Ricordo però distintamente che, quando iniziai le elementari, andavo spesso coi genitori alla Madonna dei tre Fiumi. Lasciata l’automobile al santuario, salivamo per alcune scalette sino a raggiungere il ponte della ferrovia sul fosso Farfereta, per proseguire lungo il suo corso verso il vecchio mulino in rovina a metà della valle. Il sentiero ovviamente non era ancora segnato e i contrafforti solitari e selvaggi mi impressionavano, come in una favola. Verso mezzogiorno tornavamo alla sorgente solforosa, oggi secca, vicino all’impianto di potabilizzazione, dove era una lastra di pietra che fungeva da tavolo. Mentre consumavo i viveri, restavo in quieta attesa del rombo del convoglio bianco e blu, lungo i binari, che non poco mi emozionava. Solitamente cercavo di indovinare, non appena distinguevo l’inconfondibile rumore, da quale parte venisse e non sempre riuscivo. Adesso il fosso Farfereta è spesso senz’acqua d’estate e il tavolo di pietra è avvolto dai rovi. Il casello, tra le due gallerie, con le finestre murate e le ginestre intorno, mostra i segni di un lungo abbandono e lascia immaginare un diverso passato. Nuovi mezzi dai colori sgargianti hanno preso il posto delle automotrici bianche e blu ma almeno i treni non si son fermati.  

A pochi chilometri, dalla Madonna dei tre Fiumi, verso Marradi, la ferrovia raggiunge la stazione abbandonata di Fornello, nella valle del torrente Muccione. Se confrontata con le immagini di trenta anni or sono, anche Fornello mostra i segni di una inequivocabile decadenza. Il tetto della stazione ormai sta iniziando a cedere in più punti e le stanze sottostanti sono invase dalle assi franate.
Il serbatoio idrico poco distante sembra in condizioni migliori, anche se il vicino casello all’imbocco della galleria degli Allocchi sta per divenire un ricordo. Molte strutture della vicina miniera di pietrisco, compresi i vagoncini, rimangono ben visitabili, anche se nemmeno lì il tempo fa sconti. Non sembra possibile che lì abbiano abitato delle persone. L’eventualità di un recupero di Fornello e dei suoi dintorni, pur auspicata da più parti, deve infatti far i conti con la pericolante condizione attuale. Se il treno tornasse a fermarsi nella valle del Muccione, molteplici potrebbero esser le escursioni e le gite per chi arrivasse, magari collegandosi al Sentiero Italia lungo il crinale. La vecchia fermata potrebbe divenire una tappa per chi percorre lo spartiacque. Nel 2013, due soci della Sezione, Neri Baldi e Alfio Ciabatti, pubblicarono una guida riguardo agli itinerari escursionistici dell’Appennino, intorno alla ferrovia faentina, reperibile nelle biblioteche. Naturalmente, una fermata a Fornello dei convogli non era contemplata. Nel 2018, i segni bianco – rossi del sentiero 56 hanno finalmente tracciato l’itinerario che da Gattaia raggiunge Fornello e la Giogaia degli Allocchi, con alcune diramazioni. Potrebbe esser opportuno anche prevedere qualche corsa di trasporto pubblico su gomma da Vicchio a Gattaia, per consentire agevolmente una traversata da Gattaia a Crespino del Lamone. Illustre vestigia degli anni del vapore, sopravvissuta alle distruzioni dell’ultima guerra, è il maestoso viadotto di fosso Valdicampi, a doppio ordine di arcate, che precede Fornello nella salita da Ronta. Un’opera simile della ferrovia porrettana, presso Piteccio, ebbe minor fortuna forse perché più facile da raggiungere per i genieri tedeschi.  

Una riapertura della stazioncina pare però destinata a rimanere nel libro dei sogni, cui allegare un romanzo recentemente pubblicato da uno scrittore romagnolo, Il bambino del treno. Nonostante le ripetute affermazioni di voler diffondere i visitatori del capoluogo nel territorio circostante, poco avviene per Fornello, che pure potrebbe aver un ruolo decisivo, in questo senso, magari prevedendo la fermata nei giorni festivi e prefestivi. Fornello potrebbe esser raggiunta anche dal passo del Muraglione, dal Giogo di Scarperia o dalla Colla di Casaglia, dove giungono autoservizi di linea. Recentemente, è stato presentato un progetto di un ampio parco eolico sul crinale principale nei pressi di Villore, non lontano da Fornello. Diverse associazioni, tra cui il Cai, chiedono un ripensamento intorno a questa ipotesi, che potrebbe causare non poche alterazioni al paesaggio e alla rete dei sentieri.

In conclusione, ma non meno importanti, sono da ricordare i diffusi timori riguardo all’eventuale recupero che potrebbe comportare uno stravolgimento della valle del Muccione, con l’apertura di una nuova carrabile. È forse opportuno ricordare che sono stati installati dei dispositivi di protezione dalle frane all’imbocco di alcune gallerie vicino Fornello e un ripetitore per la telefonia mobile, senza alterare in modo significativo il sentiero che sale da Gattaia. L’auspicio finale è che gli Enti locali e le Ferrovie riescano a trovare un accordo nei prossimi anni, per non abbandonare delle montagne, aspre e difficili, che mal si conciliano con certi ritmi odierni, pur essendosi innumerevoli generazioni avvicendate, fino a poco fa, tra le loro pendici boscose. 

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