La ferrovia della Lama, il percorso ciclabile più bello d’Italia

di Nelusco Paoli

In una tipica giornata autunnale, con nubi e sole a sprazzi, infreddoliti per i  calzoncini estivi, abbiamo noleggiato le e-bike a Badia Prataglia e raggiunto, pedalando per circa tre chilometri sulla strada provinciale 71 dei Mandrioli, il piazzale del Cancellino (1073 m). Siamo qui, in questo ampio piazzale dove si trova ancora l’edificio che faceva da ricovero per le locomotive, per percorrere il tracciato della dismessa ferrovia della Lama.  Iniziamo a pedalare appena traversata la sbarra che preclude il transito alle auto e ci imbattiamo in un cartello che recita: “la pista forestale più bella d’Italia”. Sono sufficienti pochi colpi di pedale sulla pista per immergerci nell’atmosfera fiabesca della foresta. La vegetazione indossa lo smagliante costume autunnale; il suolo è ricoperto da un tappeto rossiccio, reso più vivido dall’umidità della nebbia ed i faggi sono ancora ornati dalle ultime foglie gialle e marroni. In questo luogo incantato appare romantico e affascinante immaginare la “caffettiera” che all’inizio del secolo scorso, fra sbuffi e cigolii avanza faticosamente in un bosco di faggi secolari trascinando alcuni vagoncini. Purtroppo la realtà era ben lontana dall’immaginazione; oltre ai cigolii ed allo sferraglio del treno avemmo inteso anche il rumore delle seghe e delle accette, il vocio degli operai che tagliavano la legna, i tonfi degli alberi abbattuti e, saltuariamente, anche gli spari dei cacciatori. Purtroppo il trenino della Lama è stato il simbolo di maggiore invasività da parte dell’uomo, quello che ha provocato gravi danni al patrimonio forestale. 

Lo sfruttamento delle foreste Casentinesi nei secoli è stato intenso; sul versante toscano della foresta l’Opera di Santa Maria del Fiore aveva disboscato alacremente per alimentare la costruzione della nuova cattedrale di Firenze ed anche fra la fine del ‘700 e dell’800 il granduca Pietro Leopoldo aveva concesso larga libertà di taglio. Solo il successore, il Granduca Leopoldo II, aveva posto fine a questi scempi; con la collaborazione del botanico Karl Siemon si era assunto l’onere di ricostruire il patrimonio depauperato ed aveva importato  e trapiantato dall’Austria e dalla Germania piante ed immesso animali.  

Nel 1859 Leopoldo II d’Asburgo Lorena fu costretto  “pacificamente” a lasciare il Granducato e fare ritorno in Austria.  

La Foresta Casentinese con l’attigua tenuta di Badia Patraglia era proprietà personale del Granduca e questi intavolò vari tentativi di compra-vendita con il neonato Stato italiano che non ebbero esito positivo. Nel 1900 Ferdinando IV, divenuto proprietario vendette la foresta della Lama ad un imprenditore, il cavalier Ugo Ubaldo Tonietti, già proprietario di miniere all’isola d’Elba, che tornò a sfruttarla e per meglio trasportare i tronchi tagliati impiantò la ferrovia. Era una cosiddetta “ferrovia portatile”, una piccola ferrovia a scartamento ridotto, costituita da binari prefabbricati di facile posa in opera e dismissione, inventata nel 1873 da un ingegnere francese Paul Decauville. Il tracciato era lungo venti chilometri e vi operavano tre piccole locomotive a vapore del tipo Mallet, che gli operai avevano battezzate Saba, Fioia e Archiana. 

Oggi possiamo godere ed usufruire della foresta perché nel 1914  tornò di proprietà dello Stato. La vegetazione iniziò a crescere e ad infoltirsi grazie all’intenso lavoro profuso dall’amministratore forestale Livio Varoli, che nel 1929 fece smantellare la ferrovia. 

La ciclabile ricalca esattamente il tracciato della ferrovia. All’inizio procediamo in falsopiano e leggera ascesa nella folta foresta di faggi maestosi intervallati da abetaie e dopo quasi tre chilometri (ai lati della pista si trovano le pietre che indicano i km percorsi e quelli rimanenti) raggiungiamo il Passo del Lupatti a quota 1171, dove si incrocia il sentiero 00. Da qui pedaleremo sempre in discesa, a pendenza pressoché costante, priva di sbalzi ed impennate, attraverso le pendici del monte Cucco e del Poggio Rovino. Nei pressi del chilometro 6 giungiamo a Pian della Saporita (quota 1051), dove avveniva lo scambio tra i convogli provenienti da sensi opposti grazie al raddoppio dei binari. Proseguiamo ed arrivati quasi al km.14, a quota 840, notiamo che il ponticello che traversa il fosso di Ponte Camera, ha dei parapetti particolari. Osservando attentamente ci accorgiamo che sono stati costruiti con le rotaie della vecchia ferrovia. Riprendiamo il cammino e all’incirca al km. 18,5 della strada incontriamo un cartello che ci segnala la presenza di una fonte solforosa. Siamo a quota 711  e dopo poco arriviamo in un pianoro aprico, con grandi alberi che insistono su un ambiente paludoso unico; abbiamo raggiunto la Lama 694 m, la nostra meta. Sul luogo si trova un grande edificio della “forestale”, una chiesetta, un arboreto e alcuni tavoli e panche sui quali consumiamo, un po’ ritemprati dal pallido sole autunnale, le nostre provviste. 

Dopo esserci rifocillati non ci resta che ripetere in salita il percorso fatto all’andata e abbandonare a malincuore questa foresta incantata. 

Dislivello: dal Cancellino Salita e discesa 575 m  
Lunghezza: dal Cancellino 20Km 
da Badia Prataglia al Cancellino salita e discesa 238 m lunghezza 3 Km 
Note. Per maggiori informazioni sulla foresta si può consultare: Gianni Chiari – La foresta della Lama nel periodo di proprietà privata dal 1900 al 1914. 

Il Tonietti (seduto al centro), in una foto d’inizio 900, porta i suoi ospiti in giro per la foresta, utilizzando la ferrovia Decauville, altrimenti impiegata per l’esbosco del legname. Foto da: La Lama nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi – Gianni Chiari – arti grafiche Cianferoni , Stia (AR) Ottobre 2010