Torre Baracca a Monte Morello

testo, foto e disegni di Lorenzo Baldi

Cominciamo dalla fine: l’elaborato della mia tesi di laurea in Architettura, con cui sostenevo la possibilità di dare un futuro alla Torre Baracca a Monte Morello terminava con queste parole: “Una sorta di nemesi a fronte del sostanziale disinteresse e dell’oblio patiti troppo a lungo. 

Non è facile, l’importante è crederci: i sogni sono il motore della realtà”. 

L’idea della tesi mi era venuta in mente dopo aver osservato con curiosità la ripulitura dalla vegetazione infestante di quel complesso edilizio parzialmente diruto che un po’ tutti conoscono, almeno per sentito dire. 

Vediamo un po’ di che si tratta. 

Monte Morello è il rilievo di origine calcarea che sovrasta da nord la piana fiorentina e la separa dal bacino idrografico della Sieve. Abitato sin da epoca remota, presenta ancora oggi un notevole interesse paesaggistico ed ambientale, non solo per la posizione panoramica e la consistenza e la varietà del patrimonio boschivo, ma anche per la presenza di significative testimonianze storiche. Una di queste è l’agglomerato rurale comunemente detto “Torre Baracca”, ubicato nell’impluvio del torrente Zambra fra Monte Acuto e Poggio al Giro, a valle della Fonte dei Seppi. 

La Torre Baracca a fine ottocento (dal sito Sesto com’era – Foto e altro https://www.facebook.com/groups)

Scarse sono le notizie in proposito, praticamente niente di carattere specifico; la documentazione disponibile è limitata, integrata peraltro da significative testimonianze orali. Non constano progetti, rilievi o raffigurazioni storiche; l’insediamento è però censito nel Catasto Lorenese. Le prime foto conosciute sono della fine del XIX secolo. 

Il principale corpo di fabbrica dell’agglomerato, costituito dalla torre in senso stretto, risale verosimilmente al XII secolo. L’edificio, realizzato in pietra alberese, secondo la tradizione venne costruito dalla famiglia guelfa dei Consigli per controllare la mulattiera che, passando per Rifredi, Castello, Casale e Carmignanello, portava da Firenze al Mugello. A seguito della sconfitta del Guelfi nella battaglia di Montaperti del 1260 la torre fu saccheggiata e semidistrutta dai Ghibellini. 

Il complesso della Torre come appare oggi

Nel XV secolo, si dice sia stata trasformata in casa da signore dalla famiglia Cioni. Passò poi agli Strozzi e infine ai Ginori, proprietari della maggior parte dei terreni di Monte Morello, che in più riprese ampliarono il fabbricato originario costruendovi intorno una cascina, chiamata in loco “Casa Ginori”. L’intervento si dimostrò fallimentare a causa della conformazione del suolo, inadatto alla coltivazione, oltre che alla inadeguatezza dei collegamenti tipicamente rurali. Vi è testimonianza indiretta attraverso narrazione di alcuni contadini che abitavano lì e che raccontano di aver ricevuto dal fattore in più occasioni il grano necessario alla sopravvivenza, vista l’esigua quantità prodotta in loco; il podere, infatti, sostanzialmente sopravviveva grazie all’alleva-mento del bestiame e alla modesta vendita di latte e derivati che con non poca fatica dovevano esser portati a piedi giù a valle. 

Per cercare di comprendere almeno l’evoluzione della consistenza abitativa dell’agglomerato ho fatto riferimento alla documentazione ecclesiastica; ho così appurato che era inizialmente compreso nel territorio della Parrocchia di San Bartolomeo a Carmignanello, soppressa nel 1730 a causa dell’esiguo numero di abitanti (appena 66) ed accorpata al quella di San Silvestro a Ruffignano. Nell’archivio diocesano ho rinvenuto parziale documentazione relativa all’intero territorio della parrocchia di San Silvestro dalla quale risulta che dal 1730 al 1907 si è verificato un costante e progressivo decremento della popolazione desumibile dal saldo negativo nascite/decessi. 

Il Catasto Lorenese della prima metà del XIX secolo ci dà una prima indicazione grafica della consistenza edilizia dell’agglomerato rurale, indicato con il generico nome “La Torre”, con rilievo in data non specificata ma anteriore al 1832. Sono correttamente graficizzati, oltre alla torre vera e propria, l’aia centrale con la scala di accesso al livello superiore e gli edifici laterali, di cui quelli di sinistra non ancora uniti per formare un tutt’uno. 

Dai dati del censimento generale del 1862 risulta che il complesso della Torre era abitato da un’unica famiglia colonica di 9 persone, articolata su tre generazioni, tutte ovviamente dedite all’agricoltura. Risulta inoltre che nel vicino borgo rurale di Carmignanello e nei suoi pressi erano presenti altri 5 nuclei familiari, per un totale di 41 individui. Se si incrocia tale dato con quello del 1730, secondo cui gli abitanti erano 66, si conferma un progressivo spopolamento della zona. 

Dagli atti del censimento del 1936 non risulta invece alcun soggetto stabilmente residente; la circostanza peraltro non esclude che fossero comunque abitati in modo saltuario. La popolazione della zona, infatti, all’epoca si trovava concentrata nell’agglomerato di Carmignanello (complessivamente 54 persone su 7 nuclei familiari), dato che conferma implicitamente la marginalità degli insediamenti abitativi in tutto il complesso rurale di Monte Morello. 

In anni recenti ho verificato – per testimonianza diretta – la presenza più o meno stabile di soggetti di incerta provenienza e occupazione precaria che hanno usato gli edifici ancora agibili come ricovero provvisorio. Oggi la Torre è del tutto disabitata. 

Nonostante l’ampliamento e i cambi di destinazione d’uso, il complesso conserva tuttora alcuni caratteri propri del castelletto medievale e antemurale. 

La torre in primo piano

L’evoluzione storica è correlata con l’aspetto silvestre che un tempo caratterizzava Monte Morello, ricco di abeti secolari. La montagna fu pesantemente disboscata all’epoca di Cosimo I, per realizzare le travi di tetti e solai di Palazzo Pitti e degli Uffizi. Nel XVIII secolo i medici dell’epoca erano convinti che le frequenti epidemie in città fossero dovute al ristagno di aria; per questo motivo, ma anche per l’interesse dei proprietari a vendere il legname e coltivare i terreni, si decise di eliminare completamente il manto arboreo di Monte Morello, così da permettere alla Tramontana di bonificare l’aria cittadina. 

La torre vista da sud

Ovviamente il disboscamento non apportò alcun beneficio alla salute pubblica; innescò invece un pericoloso dissesto idrogeologico a cui si è cercato di porre rimedio con un intervento pluriennale terminato soltanto negli anni settanta del secolo scorso. In particolare, nel 1881 alcuni soci CAI posero l’attenzione sul delicato e urgente tema del rimboschimento di Monte Morello, che stentava a ricevere un significativo impulso. È in questo contesto che il 16 Novembre 1899 si celebrò la prima “Festa dell’Albero” presso la Torre Baracca, evento che per qualche tempo portò il complesso alla ribalta e che ha consentito la realizzazione della poca iconografia esistente. 

Il lungo e lento declino della Torre era tanto evidente quanto inevitabile, tale da farne presagire l’abbandono ben prima della fine della mezzadria. 

Interno della Torre vera e propria

L’intera area di Monte Morello fu però assoggettata a vincolo paesaggistico con d.m. del 23 dicembre 1952, favorendo il mantenimento dello stato dei luoghi, oggetto anche di specifica disciplina urbanistica da parte del Comune di Sesto Fiorentino: i vincoli e la tutela imposta hanno inibito una possibile valorizzazione della Torre in chiave turistica. 

Interni della stalla e dell’alloggio colonico

Monte Morello oggi è di fatto il principale polmone verde della Città Metropolitana di Firenze, la montagna contrapposta all’urbe. Scampato il rischio della cementificazione selvaggia degli anni settanta, è assiduamente frequentato per diletto, soprattutto d’estate e nelle giornate festive in genere: è in questo contesto che la Torre Baracca potrebbe acquisire una sua ragion d’essere attuale, un suo attivo ruolo peculiare, sia come punto d’appoggio per le attività ricreative all’aria aperta che come struttura didattica per la miglior comprensione del contesto circostante. 

Il patrimonio boschivo di Monte Morello è in fase di profonda rinaturalizzazione attraverso la sostituzione con specie autoctone dei vasti insediamenti di pino nero – ormai giunti al termine del loro naturale ciclo vegetativo – a suo tempo utilizzati per il rimboschimento. Il Comune di Sesto Fiorentino ha ideato e finanziato un interessante progetto di risistemazione delle sorgenti/fonti presenti sul territorio, importante sia per la conservazione delle poche emergenze antropiche che per la tutela di una rilevante risorsa primaria indispensabile per qualsiasi attività umana. L’intervento è stato portato a termine da poco tempo e inserito nel programma “I cammini dell’acqua”, ideato da Publiacqua come rete di percorsi in Toscana che mettono al centro l’acqua e i suoi legami ambientali, culturali, sociali e storici con le comunità locali. 

Assai importante è pure il contributo del CAI che non solo cura la manutenzione e la segnaletica della fitta rete di sentieri esistente, ma ha anche tracciato specifici itinerari destinati alle MountainBike, intercettando con non comune lungimiranza l’interesse per questa nuova disciplina sportiva in fase di forte espansione. Da non dimenticare l’assidua presenza dell’associazione La Racchetta (vigilanza antincendio) che garantisce un presidio pressoché costante a tutela dell’integrità dei luoghi, utilizzando a tal fine anche un’altana di avvistamento in prossimità del crinale. 

Alla Torre Baracca si accede a piedi, da valle partendo dalla chiesa di San Bartolomeo a Carmignanello, seguendo il sentiero CAI n.3, e da monte imboccando davanti a Piazzale Leonardo il sentiero 2B, sempre del CAI. Esiste anche un mediocre e precario collegamento carrabile che dalla Torre porta alla sovrastante strada panoramica in prossimità della Fonte dei Seppi. In prossimità della Torre transitano gli unici sentieri che risalgono dalla pianura verso il culmine orografico: per questo motivo potrebbe acquisire un importante ruolo di cerniera con la piana dell’Arno, in modo tale da favorire la frequentazione dei luoghi senza ricorrere a veicoli a motore. 

La massiccia struttura perimetrale della torre che appare ancora oggi in accettabili condizioni

Dunque, il complesso della Torre Baracca nasce come struttura a difesa del territorio, un avamposto sostanzialmente militare pensato per controllare l’accesso alla piana fiorentina. Successivamente ha perso questa sua funzione originaria ed ha cercato di sopravvivere in un contesto ambientale all’epoca ritenuto – e forse non a torto, secondo i canoni di riferimento – ostile ed inadatto ad un insediamento abitativo. 

Oggi è proprio quel contesto, rimasto ostile e quindi naturale, che può stimolare un intervento di restauro e recupero funzionale, pensando alla conservazione proiettata verso il futuro; una struttura nell’ambiente e per l’ambiente, che fa tesoro delle sue origini storiche per il rilancio in un territorio collinare, montano per certi aspetti, fortunatamente non degradato: la voglia di natura e il desiderio di sperimentare e consolidare esperienze all’aria aperta caratterizzano la società in cui viviamo e ben possono costituire un volano per il rilancio in chiave attuale della Torre Baracca. 

Intendiamoci, è un intervento non facile. 

Io non ci sono più. 

La Torre è ancora lì che aspetta.