Via dell’Arno

testo e foto di Jacopo Cellini

“Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona e cento miglia di corso nol sazia”    Dante Purgatorio canto XIV 

290 km attraverso la Toscana tra parchi naturali e città d’arte

Ho scelto di tracciare un percorso pedonale che seguisse da vicino il corso del più importante fiume toscano: l’Arno. L’Arno nasce alle pendici del monte Falterona e, dopo aver compiuto un’ampia curva verso sud (Arezzo), attraversa Firenze, scorre verso Pisa e sfocia nel mar Tirreno dopo 240 km. 

Pochi metri a valle della sorgente: l’Arno comincia la sua corsa

Il percorso vuole evitare le strade asfaltate a favore di sentieri, argini, piste ciclabili, collegamenti e strade di servizio lungo i campi. Nasce così un tracciato di circa 290 km per l`84% su terra battuta (meno di 50 km su asfalto), con un dislivello positivo di 2800 m e dislivello negativo di 3500 m. 

Anche se si attraversano ben 4 parchi naturalistici (delle Foreste Casentinesi, di Ponte a Buriano, della Valle dell’Inferno e Bandella e di San Rossore), non si tratta esclusivamente di un percorso naturalistico in quanto, durante il cammino, si incontrano anche citta` d`arte e piccoli paesi ricchi di tradizioni in cui ci si può soffermare per approfondirne le bellezze. 

Sentiero verso Subbiano

Cominciamo dicendo che il punto di partenza del cammino, “Capo d’Arno”, non è direttamente raggiungibile con i mezzi pubblici in quanto si trova alle pendici del monte Falterona, all`interno del Parco delle Foreste Casentinesi. E` quindi necessario fare una tappa di “prologo” da Castagno D’Andrea. 

La suddivisione in sezioni che viene descritta non vuole indicare una vera e propria divisione in “tappe” ma è frutto di come ho suddiviso il percorso per studiarlo con attenzione, per raccogliere i dati e per poi avere un buon supporto logistico per percorrere ogni tratta in mezza giornata.  

  • Castagno d`Andrea – CAPO D`ARNO
  • Capo d`Arno – Corsalone 
  • Corsalone – Subbiano 
  • Subbiano – Ponticino 
  • Ponticino – Montevarchi 
  • Montevarchi – Rignano 
  • Rignano – Compiobbi 
  • Compiobbi – Rovezzano 
  • Rovezzano -Firenze 
  • Firenze – Signa 
  • Signa – Montelupo 
  • Montelupo – Castelfranco 
  • Castelfranco – San Frediano a Settimo 
  • San Frediano a Settimo – Pisa 
  • Pisa – BOCCA D`ARNO  

Giunti a Pisa ci sono 2 possibilità: quella che ritengo la naturale conclusione di un percorso a contatto con la natura, ovvero restare sulla sponda destra e concludere  la via all’interno del parco di San Rossore, ma essendo consapevoli che, per la presenza di una base militare vicino alla foce, non sempre è permesso giungere fino al mare. Oppure, se si vuole avere la certezza di arrivare a toccare il mare Tirreno, da Pisa si deve percorrere la meno interessante, più noiosa e completamente asfaltata variante sulla sponda sinistra. 

Ansa dell’Arno nella “riserva naturale valle dell’Inferno a Bandella,” fra Ponticino e Montevarchi
Antico edificio sulla sponda tra Rignano e Compiobbi

Le varie sezioni sono molto diverse fra loro e consentono di accontentare tutti: ce ne sono di monotone a fianco dell’autostrada, altre tutte diritte, alcune di difficile orientamento, alcune attraversano borghi e città d’arte, altre restano solitarie nella natura, alcune non toccano mai l’asfalto, altre sono completamente pianeggianti. Tra le sezioni che mi sono restate impresse, sicuramente c’è la sezione di prologo che ci guida nelle foreste Casentinesi fino a dove nasce l’Arno: è emozionante. 

ll tratto fra Ponte a Buriano e Rondine (sezione Subbiano-Ponticino) è immerso nella natura, ben segnalato ed una delle parti più belle. Veramente suggestivo, tagliato per lunghi tratti sui ripidi versanti creati dall’incisione del fiume e degli affluenti; si cammina sempre immersi nel bosco fitto, in vista del corso d’acqua, e si attraversano i diversi affluenti che spesso, prima di gettarsi in Arno, formano piccole cascate.  

Parco dell’Anconella a Firenze

La sezione Signa-Montelupo è varia e divertente, siamo appena fuori Firenze e si percorrono suggestivi i sentieri nei canneti, soprattutto quello stretto e tortuoso, poco prima di raggiungere l’Ombrone. 

Ponte Vecchio

Particolare anche la sezione Montelupo-Castelfranco che si sviluppa quasi interamente su argini alti ben tenuti. Stupendo quando, risalendo un argine, si apre davanti al nostro sguardo l’ampio bacino di Roffia. 

Ponte di Mezzo a Pisa

PERIODO 

A mio avviso i periodi migliori sono la primavera (prima del caldo intenso) e l’autunno (fino alle prime nevicate). 

Anche se non ci sono periodi assolutamente sconsigliati, è preferibile evitare la percorrenza del tracciato in piena estate in quanto quasi la totalità del percorso è in campo aperto e dunque esposto al sole e l’acqua, seppur presente, non è poi abbondantissima. La parte da Subbiano in poi è percorribile anche in inverno; mentre nel tratto precedente si potrebbe incontrare neve nel periodo invernale a causa della quota più elevata. In questi ultimi casi, anche se i sentieri sono fattibili, si potrebbero avere maggiori difficoltà.  

PRO 

-Facile e pianeggiante: sopratutto dalla fine del Casentino in poi. Un po’ più complessa e con qualche salita in più’ la prima parte. 
-Collegamenti: complessivamente ben servito dai mezzi pubblici con fermate talvolta proprio a ridosso del tracciato. 
-Durata: percorribile a sezioni singole anche da chi non avesse a disposizione 7-10 giorni consecutivi 
-Sterrato: 84% dell’intero percorso 
-Sicuro: pur passando nella natura e lontani dal traffico si è sempre vicini ad aree abitate per ogni necessità; sono stati evitati attraversamenti pericolosi di torrenti o binari  
-Fango: anche in caso di pioggia nel corso del giorno precedente non ho mai trovato zone fangose 
-Periodo: percorribile quasi tutto l’anno  
-Natura: si attraversano quattro parchi e/o riserve naturali con possibilità’ di vedere animali nel loro ambiente. 

CONTRO 

-Partenza: non raggiungibile direttamente con i mezzi, è necessario fare una tappa di prologo  
-Asfalto: ovviamente le aree cittadine sono molto urbanizzate, talvolta anche fino all’argine, proprio qui i brevi tratti asfaltati  
-Argini: non sempre sono ben tenuti, dipende dalla varie amministrazioni comunali  -Bocca d’Arno: per avere la certezza di toccare il mare si deve percorrere la variante asfaltata dell’ultima sezione 

MEZZI PUBBLICI  

La parte Casentinese è collegata da una rete di bus, la ferrovia la troviamo solo a partire da Stia, anche se qui i treni sono meno frequenti. Da Arezzo, verso per tutto il Valdarno fino a Firenze e da quest’ultima città verso Pisa è invece servito ottimamente dalle ferrovie regionali che sembrano proprio seguire il corso del fiume con numerose fermate.  

Mappa dei mezzi pubblici lungo il percorso

CONSIDERAZIONI FINALI 

Durante questo lungo percorso ho avuto la fortuna di incontrare: aironi cenerini, cavalieri d’Italia, cinghiali, daini, germani, fagiani, topolini, aculei di istrice, volpi. 
Chi intraprende questo cammino vuole massimizzare il contatto con la natura, ma anche lasciarla godibile anche da chi verrà dopo: smaltendo correttamente i rifiuti (anche organici), lasciando l`ambiente come trovato, rispettando la natura, gli animali e le proprietà private. 
Si incontrano numerose fontane proprio sulla traccia percorsa. Ma poichè si attraversano alcuni centri abitati sicuramente è possibile trovarne altre uscendo dal percorso segnato. 
E` possibile scaricare gratuitamenta la traccia gpx, importante poiché la via non è segnalata,  sul sito:  
https://www.wikiloc.com/hiking-trails/via-dellarno-da-capo-darno-a-bocca-d-arno-136390532 

Aree di miglioramento: 

-ricerca maggiori punti acqua vicino al tracciato 
-pulizia di alcune zone trattate come discariche 
-inserimento segnaletica 
-ridurre i tratti da percorrere su asfalto 
-tracce da migliorare: alcune sono poco evidenti e/o da battere meglio 

È possibile scaricare
gratuitamente
la traccia gpx,
importante poiché la
via non è segnalata: