Annuario 2010
“Scavare buchi profondi duemilacinquecento metri su un plateau di ghiaccio spesso tre chilometri a oltre tremila metri di quota con una temperatura attorno i quaranta gradi sotto zero, non è un lavoro da persone sane di mente” si ripeteva tutte le volte che schiacciava quel pulsante “senza parlare del fatto che lo stadio più vicino è a molte settimane di viaggio da qui… se riesci a raggiungerlo!”. Ma la paga era buona e anche se all’intervista aveva dichiarato il suo amore per la scienza e la volontà di contribuire alla ricerca scientifica, non gliene fregava poi molto di neutrini muonici o tauonici o elettronici che fossero. Ne avevano fatta di strada dalle camere a bolle, ma molta più strada aveva fatto la lista dei suoi creditori e allora eccolo li, all’estremo inferiore di un pianeta sperduto ai confini della galassia a posizionare migliaia di rivelatori sferici poco più grossi di una palla da basket in profondi buchi nel ghiacciaio più immenso su cui l’uomo avesse mai calcato piede. “E poi che scienza e scienza! A dir poco vogliono solo stabilire il numero di centrali atomiche sparse sul pianeta!”
Le rare interazioni con la materia esistono però e quando avvengono viene prodotto un muone la cui flebile luce blu si trasmette nel ghiaccio ultratrasparente del Polo Sud arrivando a colpire alcuni dei 4800 rivelatori di luce di cui è composto IceCube, capace di monitore oltre un chilometro cubo di ghiaccio. I segnali, elaborati da potenti computer, vengono tradotti in traiettorie con una risoluzione angolare di pochi gradi. I rivelatori delle dimensioni appunto di una palla da basket vengono posizionati nel ghiaccio secondo uno schema geometrico noto grazie a delle trivelle ad acqua calda che possono perforare il ghiaccio fino a 2.5 Km. Infatti, il quel punto del Polo Sud lo spessore della coltre di ghiaccio supera i 3 Km!
Spostiamoci alla base italo francese di Concordia (http://www.concordiabase.eu/). Latitudine 75 gradi Sud, longitudine 123 gradi Est, 3233 metri s.l.m., record di temperatura di -84,6 gradi centigradi (26 agosto 1982). Tipicamente si raggiunge dalla Base Italiana costiera Mario Zucchelli in Antartide, raggiunta via nave dalla Nuova Zelanda. In questa base, a differenza della Amundsen–Scott, la presenza italiana è numerosa: CNR (consiglio Nazionale delle Ricerche) per primo ma non solo. L’attività scientifica è multidisciplinare e si va dalla glaciologia all’astrofisica, dalla medicina alla sismologia, dalla biologia alla scienza dell’atmosfera… fra un taglio e un altro ai fondi della ricerca italiana!
Dome C: Il paradiso degli astronomi! Aria tersa, vento assente, umidità nulla: cielo limpido! Un telescopio di 25 cm è operativo in via sperimentale dal 2007 (Small IRAIT) e l’IRAIT da 80 cm ne è il successore. Il telescopio ha una curiosa base di legno che ricorda i vecchi telescopi, ma non per il taglio ai fondi, solo per isolarlo termicamente dal plateau. Se volete una spiegazione del perché Dome C sia perfetto per le osservazioni astronomiche leggetevi la spiegazione dell’amico e collega Runa Briguglio su http://www.concordiabase.eu/diario/diario-winter-2007/46-la-luna-latmosfera-e-lorizzonte.html uno dei partecipanti della missione 2007 che vi svelerà anche i misteri del mitico “raggio verde” che, al Polo Sud, è di casa! Ogni missione a Concordia dura sei mesi e considerate che lavorare in questi luoghi assomiglia un po’ a lavorare nello spazio: l’isolamento, il clima ostile, la convivenza forzata, la necessità di supporti vitali. Indovinate chi è il personaggio più essenziale della stazione: il meccanico! Provate a pensare cosa può accadere se si ferma la caldaia o si rompe un tubo! Hai voglia te ad avere la stazione d’emergenza, gli aiuti possono impiegarci settimane ad arrivare. E se vi chiedete dove sono tenuti i viveri, dalla verdura, al prosciutto, alla birra, la risposta è “nel container la fuori”. L’importante è tenere sempre sott’occhio la scorta di cherosene!

Queste sono due delle stazioni scientifiche presenti al Polo Sud che di fatto è il continente in cui la percentuale di popolazione impegnata in attività di ricerca rasenta il 100% così come i fondi che là vengono spesi per la ricerca, il che è di sicuro conforto per un paese come il nostro in cui la percentuale di persone impegnate nella ricerca non raggiunge l’1% della popolazione adulta (1) e in cui i fondi spesi per la ricerca raggiungono a malapena l’1% del PIL (2).